In Piemonte stop al caporalato in agricoltura

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma anche sulle condizioni di lavoro”. Con queste parole del prefetto di Torino, Claudio Palomba, è stata accompagnata la firma del protocollo che è stata effettuata il 13 marzo, in Regione, finalizzato a combattere il contenuto e, dunque, a promuovere il lavoro regolare.
A siglarlo, insieme al governatore Sergio Chiamparino e agli assessori al Lavoro, all’Immigrazione e all’Agricoltura, Gianna Pentenero, Monica Cerutti e Giorgio Ferrero, anche un vasto universo di enti e sigle. Dall’Inail all’INPS, passando per i sindacati facenti capo a Cgil, Cisl e UIL e le associazioni datoriali e cooperative del settore primario. Con loro, anche Arcidiocesi di Torino e Diaconia Valdese.
Sotto la lente di ingrandimento, sulla scorta degli episodi tragici che si sono verificati soprattutto nel Sud Italia, tutte le aree della nostra regione in cui si fa agricoltura. E in particolare il Saluzzese, dove l’elevata concentrazione di lavoratori di origine straniera nella raccolta della frutta mostra una situazione particolarmente complessa.
Il protocollo prevede vari strumenti, ma soprattutto uno sportello dedicato al collocamento pubblico in agricoltura, per conoscere il fabbisogno di manodopera e al tempo stesso governare il flusso di manodopera, semplificando le procedure ma anche contrastando fenomeni di illegalità.
L’Agenzia Piemonte Lavoro si impegna a predisporre elenchi ad hoc di lavoratori disponibili all’attività stagionale nei campi nel periodo maggio-novembre, favorendo così domanda e offerta di manodopera.
“La qualità del made in Italy non può prescindere dalla qualità e dalle condizioni di chi lavora – dice Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino – e tutti, lungo la filiera, devono essere responsabili nella tutela di queste condizioni, prevenendo situazioni di irregolarità”.
“Il protocollo sottoscritto oggi – aggiunge il vicepresidente di Confagricoltura Piemonte, Paolo Dentista – promuove azioni concrete per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro stagionale. Senza l’apporto di manodopera, anche extracomunitaria, le nostre aziende non potrebbero raggiungere i livelli anche qualitativi che caratterizzano le produzioni piemontesi”.
D’altra parte i numeri parlano chiaro: nel 2018 le assunzioni in Piemonte di lavoratori stranieri sono state 36.122 e di questi 23.840 stagionali stranieri. Le concentrazioni sono nel mondo della frutta per il Saluzzese (soprattutto con lavoratori africani), ma anche nei vigneti di Alba-Canelli-Monferrato, con lavoratori soprattutto macedoni e bulgari. Sono soprattutto indiani e pakistani i lavoratori stranieri impiegati nelle aree torinesi e novaresi dove si fa allevamento bestiame.
Ma c’è anche una faccia negativa di questo mondo: tra il 2016 e il 2018 le indagini delle forze dell’ordine hanno trovato 123 situazioni irregolari su 240 aziende controllate nel Saluzzese e su 875 lavoratori verificati erano 281 gli irregolari. Addirittura 113 completamente in nero. Per il settore dei vigneti, nel 2016 sono state sanzionate 8 cooperative, 12 l’anno successivo e 13 nel 2018. L’evasione contributiva ha superato il mezzo milione di euro.