La giustizia astigiana e gli interessi degli altri
Asti,
09-02-2010
Resto sconcertata di fronte alle parole del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Asti, Aldo Tirone, quando dichiara che “il mio ufficio dispone le misure cautelari e quindi garantisce sicurezza concreta ai cittadini. Ma attualmente sono senza cancelliere. E’ gravissimo”. Queste affermazioni sono state fatte pochi giorni fa, quando, in coincidenza con l’inaugurazione ufficiale dell’anno giudiziario, il presidente del tribunale, Giovanni Porqueddu, ha tra l’altro tratteggiato la situazione degli uffici giudiziari che guida. I vuoti d’organico rischiano di allungare le udienze penali, privi dei cancellieri verbalizzatori, azzerando i positivi risultati registrati, in questi anni, nella riduzione dei tempi medi dei processi. Anche la giustizia astigiana, dunque, non sta affatto bene. A essa si affidano i molti cittadini che hanno subito un torto e le cui aspettative non hanno finora avuto risposta: nel 2009 sono stati oltre 7 mila i reati rimasti impuniti e molti riguardano furti e truffe. Penso a quanta demagogia è stata fatta in questi anni, dal centrodestra, premendo sul bisogno di sicurezza della gente: le ronde, i poliziotti di quartiere… La Regione giorni fa ha firmato un accordo con la Corte d’Appello e la Procura generale presso la Corte d’Appello di Torino, i sindacati Cgil, Cisl e Uil: 230 lavoratori ultra50enni in mobilità e prossimi alla pensione saranno utilizzati in attività di supporto negli uffici amministrativi dei tribunali piemontesi che registrano significative carenze operative. Forse in questo modo i nostri giudici astigiani troveranno una risposta ai loro problemi, assai più vicini al sentire dei cittadini di quanto non siano le questioni “ad personam” che in questi anni hanno continuato a occupare, a Roma, gli interessi di certa politica. |