“I sistemi informativi dell’ Asl di Asti siano un modello di riferimento per Alessandria”

Leggo in questi giorni da più parti commenti sulla ancora difficile situazione della nostra sanità. In questi ultimi anni abbiamo dovuto affrontare un periodo complesso, a seguito del piano di rientro impostoci dal Ministero dell’Economia, che ha comportato pesanti riduzioni organizzative all’interno del nostro ospedale. Grazie ad un serio e attento  lavoro di confronto con l’assessorato competente  abbiamo messo in campo la volontà di superare la semplice visione tecnica dei tagli, riuscendo così a ridimensionare gli effetti della riforma, conferendole contenuti più ragionevoli e attenti ai bisogni del territorio astigiano.
Nonostante gli importanti sforzi fatti per mantenere la maggior parte di reparti e servizi sul territorio, continuano a persistere il timore  e la convinzione che in ambito sanitario i cambiamenti finiscano sempre per favorire la struttura di Alessandria.
Questo è un tema sentito e reale che impone agli amministratori locali una particolare attenzione a fare in modo che le strategie sui servizi,  e più in generale quelle socio-economiche inerenti la sanità, ci trovino emarginati o soccombenti. Sotto questo profilo il lavoro e la collaborazione con la Regione è fondamentale, ma ci sono aspetti che non si discutono necessariamente in Regione, ma tra singole Asl. È il caso della digitalizzazione dei sistemi informativi di cui tanto si discute in questi giorni.
Sono molti i cittadini astigiani che lavorano nei sistemi informatici dell’Asl cittadina, e tutti sono  preoccupati di un’eventuale organizzazione  dei nostri servizi che, se impostata come intendono i responsabili sovra-zonali di Alessandria, comporterebbe rischi per l’occupazione dei lavoratori astigiani. Si tratterebbe di un cambiamento del modo di lavorare di cui non sono chiari i vantaggi e che anzi, arrecherebbe  un probabile peggioramento della qualità generale dei servizi stessi. Non possiedo ovviamente le competenze professionali informatiche per valutare nel merito gestionale tali questioni, ma mi preme sottolineare che non si possono accettare ricadute sociali negative sull’occupazione e sull’efficacia dei servizi  a seguito di scelte dettate da logiche di riduzione dei costi e da cavilli normativi. Non ora che siamo finalmente usciti dal piano di rientro.  I sistemi informativi dell’ASL, inoltre, sono stati allestiti nel tempo attraverso una continuità logica e di intentità che è stata progressivamente e costantemente seguita dalle direzioni aziendali che si sono succedute in tre diverse legislature. Sono oltre 15 anni che manager diversi hanno sostenuto e fatto crescere un certo modello dei nostri sistemi informativi. Sarebbe strano immaginare che ben tre Direttori e i loro staff tecnici abbiano mantenuto e sviluppato in successione un modello organizzativo non adatto alle necessità. Ho anche verificato con i nostri Primari e con altro personale dell’Asl che c’è un livello alto di soddisfazione per i nostri sistemi informatici, anche in comparazione con altre realtà tra cui la stessa Alessandria.
Non possiamo quindi far altro che chiedere all’Asl di continuare a  ricercare soluzioni gestionali che migliorino i servizi per i cittadini: mi riferisco ad una riduzione dei tempi di attesa; al fatto che ai medici di famiglia siano dati tutti gli strumenti operativi necessari a svolgere al meglio il proprio lavoro, e ancora che vengano fatti i rinforzi di personale adeguati a sostenere i carichi di lavoro delle aree di attività più in difficoltà.
L’ uscita dal piano di rientro ci consente di lavorare in questa direzione con maggiore serenità. I temi importanti della sanità locale possono essere affrontati con maggiore respiro progettuale, ovviamente scegliendo tra le vere priorità e mantenendo una certa autonomia progettuale da contrattare puntualmente nella nostra area sovra-zonale.