Angela Motta: “Asti non ricorda il suo concittadino morto nella strage di Bologna”

Il Gruppo Pd in Consiglio Comunale ha presentato un’interrogazione per sapere se l’amministrazione ha partecipato a Bologna alla commemorazione in ricordo delle vittime della strage del 2 agosto 1980, nella quale morirono 85 persone tra cui il ventiduenne astigiano Mauro Alganon. “Ci risulta che nessun componente della nuova amministrazione abbia partecipato alla manifestazione di Bologna – ha commentato Angela Motta. Abbiamo un concittadino che ha perso la vita in quella strage e ci sembra doveroso onorarne la memoria e chiedere verità per quanto accaduto 37 anni fa. Crediamo sia necessaria una maggiore attenzione e sensibilità non solo per ricordare coloro che hanno perso la vita, ma per sottolineare a tutti l’assurda follia del terrorismo”.

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Gruppo Consigliare del Partito Democratico

Al Sindaco del Comune di Asti
E p.c. All’Assessore competente

INTERROGAZIONE

Oggetto : Partecipazione alla Commemorazione della Strage di Bologna

Premesso che

Il 2 agosto del 1980 alla Stazione di Bologna il tempo si è fermato alle 10,25 quando una bomba a tempo, contenuta in una valigia abbandonata, è esplosa nella sala d’aspetto : 85 persone persero la vita e oltre duecento furono ferite.
Una pagina drammatica della storia italiana, uno degli atti terroristici più gravi del secondo Dopoguerra, Anni definii di “piombo” per descrivere la strategia della tensione in Italia.
Sono passati 37 anni ma Bologna e l’Italia non vogliono dimenticare.
In quella strage, di cui ancora non si conoscono i mandanti, perse la vita il nostro concittadino Mauro Alganon  a cui la città di Asti ha dedicati i giardini di fronte a Piazza Roma.

Considerato che

Ogni anno, nella passata amministrazione, la Città di Asti ha partecipato alla manifestazione a Bologna, rappresentata dall’assessore Piero Vercelli, per ricordare le vittime della strage e per chiedere la verità sul tragico evento.
L’anno scorso il Sindaco Brignolo e l’assessore Mario Sorba hanno deposto dei fiori sotto il quadro del pittore Carosso che ricorda proprio quel tragico avvenimento.

INTERROGANO LE SS.LL. PER CONOSCERE

Se il Sindaco o suo delegato hanno partecipato alla manifestazione a Bologna in ricordo delle vittime della strage e in particolare in memoria di Mario Alganon, cittadino astigiano

Asti 02 agosto 2017
I consiglieri comunali

Consiglio Comunale Seduta del 2 agosto 2017 – Ordine del giorno “Oasi dell’Immacolata”

I sottoscritti Consiglieri Comunali Federico Garrone, Francesca Ragusa, Walter Rizzo, Andrea Rasero, Gianbattista Filippone, Mario Vespa, Francesca Varca, Giuseppe Francese, Giovanni Trombetta, Monica Amasio, Denis Ghiglione, Paride Candelaresi, Silvio Simonazzi, Piero Ferrero, Federico Cirone, Luigi Giacomini, Paolo Bassi, Angela Quaglia, Angela Motta, Maria Ferlisi, Luciano Sutera, Giuseppe Passarino, Beppe Rovera, Massimo Cerruti, Alessia Sapuppo, Giorgio Spata, Michele Anselmo.

Preso atto che

  • la Diocesi di Asti ha sottoscritto con un soggetto privato contratto preliminare di cessione del complesso denominato “Oasi dell’Immacolata” e che il perfezionamento del trasferimento della proprietà è vincolato all’ottenimento dei permessi necessari per la realizzazione, previo abbattimento delle strutture immobiliari oggi esistenti, di un complesso commerciale;
  • in detto complesso dovrebbe essere trasferito il supermercato “Coop” oggi localizzato nel quartiere cittadino Praia;
  • la Diocesi di Asti, per conto del terzo promissario acquirente, ha presentato al Comune di Asti il progetto di realizzazione del complesso commerciale per l’ottenimento del Permesso di Costruire;
  • detto progetto prevede l’abbattimento degli immobili e di parte degli alberi presenti nel complesso dell’Oasi dell’Immacolata;
  • il quartiere Don Bosco, ove è localizzata l’Oasi dell’Immacolata, risente già, a livello ambientale e di qualità della vita, della presenza di importanti complessi quali il Liceo Scientifico Vercelli, la caserma dei Vigili del Fuoco, l’Ospedale Cardinal Massaia;
  • il medesimo quartiere è, altresì, caratterizzato dalla presenza della piccola distribuzione e che l’eventuale apertura della “nuova” Coop avrebbe ripercussioni sui posti di lavoro di dette attività;
  • la Coop nell’attuale collocazione è, da sempre, punto nevralgico e di riferimento del quartiere Praia;
  • l’eventuale decisione della Coop, in caso di mancata realizzazione dell’opera, di chiusura del punto vendita in Asti comporterebbe la perdita di posti di lavoro;
  • pertanto, l’operazione complessiva porterà ripercussioni ambientali, commerciali ed economiche sia sul quartiere Don Bosco che su quello di Praia;

Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri Comunali

impegnano

il Sindaco e la Giunta Comunale:

1) ad interloquire con l’Ente proprietario dell’Oasi dell’Immacolata per indirizzare il recupero urbano verso soluzioni alternative che siano rispettose dell’ambiente e migliorative per la zona nord della città;

2) a confrontarsi con i responsabili della Coop per favorire la sua ricollocazione e riqualificazione, possibilmente in contenitori vuoti e a garantire l’occupazione degli attuali dipendenti Coop.

Esito votazione: Approvato all’unanimità (*)

Il  Segretario
Dott. Andrea Berzano

 

(*) Consiglieri presenti  28 (Amasio, Anselmo, Bassi, Boccia, Candelaresi, Cerruti, Cirone, Ferlisi, Ferrero, Filippone, Francese, Garrone, Ghiglione, Giacomini, Motta, Passarino, Quaglia, Ragusa, Rasero A., Rasero M., Rizzo, Rovera, Sapuppo, Simonazzi, Spata, Sutera Sardo, Varca, Vespa).

Esame testo unificato delle proposte di legge n. 40 e n. 64 inerenti a “Modifiche alla legge regionale 7 aprile 2009, n. 11 ‘Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico del Piemonte'”

Interventi dell’oratore MOTTA Angela della seduta n. 179 del 18/10/2016

MOTTA Angela, relatrice

Grazie, Presidente e colleghi.

Cercherò di illustrare in maniera sintetica quello che è successo in questi anni.

Partiamo dall’aprile 2009, con l’approvazione della legge regionale n. 11, che aveva come oggetto la tutela, la valorizzazione e la promozione del patrimonio linguistico del Piemonte. Questa legge era nata dopo un ampio e approfondito dibattito e sostituiva la legge regionale n. 26/1990.

L’intenzione nostra era quella di dare un segnale molto più forte e di maggiore attenzione da parte di tutto il Consiglio regionale sulla tutela della specificità piemontese, anche in seguito al mutamento che, nel frattempo, lo Statuto della Regione Piemonte aveva subito.

Il nostro intendimento era finalizzato a richiamare, con maggior forza, il riconoscimento di un’identità regionale non esclusivamente culturale, documentale e storica, ma anche linguistica e idiomatica. Pertanto, proprio l’articolo 1 di quella legge (parliamo della legge n. 11/2009) apriva il testo normativo attraverso una fortissima affermazione di un principio programmatico stabilendo, nell’ambito delle finalità, la tutela e la valorizzazione della lingua piemontese, oltre che del patrimonio linguistico e culturale del Piemonte, nonché delle minoranze occitana, franco-provenzale e walser.

Allo stesso modo, il concetto di lingua piemontese ricorreva in altri punti dell’articolato legislativo per ribadire un segnale riconoscimento da tutti condiviso come meritevole di accoglimento.

A seguito di questo iter e, quindi, dell’approvazione di questa legge, la Corte Costituzionale però, intervenendo sul merito con una sentenza del 13 maggio 2010, n. 170, dichiarava l’illegittimità dell’articolo 1 della legge regionale in questione limitatamente alle parole “lingua piemontese”. Naturalmente, analoga censura di costituzionalità riguardava anche tutte le altre parti dell’articolato che contenevano lo stesso riferimento a “lingua piemontese”.

Non intendo dilungarmi sul passato, però ci tenevo a fare questa premessa per farvi conoscere i motivi per cui oggi siamo arrivati a questo testo condiviso. Nel corso di questa legislatura abbiamo maturato una convinzione, quella che fosse necessario affrontare i problemi che la Corte Costituzionale aveva portato avanti e fatto rilevare con quella sentenza e, se possibile, costituire un gruppo di lavoro che potesse arrivare a modifiche condivise.

Questo gruppo c’è stato e ha lavorato. Al riguardo, ringrazio tutti i colleghi che hanno voluto partecipare per arrivare ad un lavoro proficuo e condiviso, partendo naturalmente dalle proposte di legge esistenti e arrivando ad un testo – quello che è in discussione oggi – che cerca di rendere coerente l’impianto legislativo al volere costituzionale, naturalmente salvaguardandone l’impianto e la dotazione finanziaria, ma certamente mantenendo quelle finalità che già dal 2009 avevamo cercato di mettere in atto e di trasformare in legge della Regione Piemonte. Quindi una tutela maggiore, una valorizzazione più forte e una promozione del patrimonio linguistico del Piemonte.

Credo che il lavoro compiuto sia stato soddisfacente e mi auguro che questo testo possa essere largamente condiviso e possa arrivare all’approvazione dell’Aula.

Grazie.

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Esame testo unificato delle proposte di legge n. 40 e n. 64, inerente a “Modifiche alla legge regionale 7 aprile 2009, n. 11 ‘Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico del Piemonte‘” (seguito)

ARTICOLO 9

Emendamento rubricato n. 1) presentato dal Consigliere Grimaldi:

“L’articolo 9 del testo unificato delle pdln. 40 e 64 è abrogato”.

MOTTA Angela

Per cercare di arrivare ad un accordo, poiché questo articolo aveva creato qualche contrarietà già in sede di Commissione, abbiamo pensato di sostituire l’articolo 9 (Feste del Piemonte) con: “Articolo 9 (Festa del Piemonte). La Consulta, di cui all’articolo 7, riconosce come ‘festa del Piemonte’ le ricorrenze che favoriscono la conoscenza della storia del Piemonte, ne illustrano i valori di cultura, di costume, di civismo e di valorizzazione del patrimonio linguistico-culturale”.

Se questo emendamento può superare il problema di quando stabilire la festa e deciderlo in legge, demandiamo – come diceva il Consigliere Allemano – alla Consulta di decidere come riconoscere queste feste.

Grazie.

 

Interrogazione a risposta immediata: “Controlli in merito all’indennità concessa ai proprietari o possessori di terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena”

Interrogazione a risposta immediata
ai sensi dell’articolo 100 del Regolamento interno
(Non più di una per Consigliere – Non più di tre per Gruppo)

OGGETTO: Controlli in merito all’indennità concessa ai proprietari o possessori di terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena

Premesso che

  • il tartufo è un prodotto tipico del Piemonte dall’ineguagliabile valore enogastronomico, rinomato a livello internazionale nonché di riconosciuto valore scientifico;
  • la Regione Piemonte da sempre valorizza la risorsa-tartufo, come confermato dalla legge regionale 25 giugno 2008, n. 16 “Norme in materia di raccolta e coltivazione dei tartufi e di valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale”, che ha tra le proprie finalità quella di promuovere la tutela e la valorizzazione dei tartufi e dell’ambiente naturale in cui si riproducono;
  • un ruolo fondamentale nella riproduzione dei tartufi è svolto dalle piante tartufigene (note scientificamente come piante micorrizzate), ovvero quelle essenze arboree, appartenenti a diversi generi, che sono unite in simbiosi con le specie pregiate di tartufo;

considerato che

  • in base all’articolo 4 della citata l.r. n. 16/2008 la Regione riconosce un’indennità ai proprietari o possessori di terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena per ogni soggetto arboreo che si impegnino a conservare, secondo uno specifico piano di coltura e conservazione, permettendo, nel contempo, la libera raccolta dei tartufi sul terreno ove lo stesso è radicato. La stessa indennità è concessa alle associazioni di raccoglitori che conducano, a titolo di proprietà o affitto, terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena;
  • l’identificazione delle piante tartufigene è demandata alla Commissione consultiva comunale per l’agricoltura e le foreste e l’indennità può essere concessa per un numero massimo di 25 piante per ettaro;

rilevato che

  • risulta che su 17.213 piante cui viene riconosciuta l’indennità almeno il 35 per cento non abbia, di fatto, i requisiti per ottenerla;
  • le associazioni dei cercatori di tartufi hanno infatti ripetutamente segnalato alla Regione, all’IPLA ed alle Commissioni consultive comunali piante tartufigene inesistenti o, addirittura, in alcuni casi spettanze di cercatori ormai morte per cui si continua a percepire l’indennità sollecitando, pertanto, l’applicazione di controlli più stringenti;
  • le associazioni di cercatori hanno inoltre avanzato la proposta di individuare le modalità atte a consentire che le piante indennizzabili possano essere sottoposte al controllo anche da parte della comunità dei cercatori stessi;

sottolineato che

  • i controlli sollecitati risultano essere tuttora ancora carenti pur essendo indispensabili soprattutto per chi dichiari 25 o più piante tartufigene;

INTERROGA

l’Assessore competente per sapere

  • come intenda attuare i necessari controlli sugli aventi diritto all’indennità, per quanto riguarda modalità e tempistiche, in modo da evitare ogni possibile abuso e spreco di risorse pubbliche.

Torino, 22 dicembre 2015

Firmataria       Angela MOTTA

 

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Risposta data dall’Assessore Valmaggia al Question Time

1 2

 

Esame disegno di legge n. 90, inerente a “Riordino del sistema di gestione delle aree protette regionali e nuove norme in materia di Sacri Monti. Modifica alla legga regionale 29 giugno 2009 n. 19 (Testo Unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità”

MOTTA Angela

Grazie, Presidente.
Provo a vedere se quest’Aula un po’ sonnolenta magari si degna di attenzione.
Assessore, questo disegno di legge è l’ultimo di una serie inesorabile che sta portando ad un depauperamento dei servizi della provincia di Asti, proprio in un momento in cui questa provincia, invece, necessiterebbe di sostegno e di aiuto anche da parte della Regione.
Negli ultimi anni, l’Ente Parchi Astigiani ha sviluppato una progettualità e un’autonomia sulle tematiche paleontologiche, che sono connesse anche all’espansione del museo, che è collegato, ampiamente riconosciute anche dalla Regione Piemonte. Quindi, ci aspettavamo un rilancio turistico e culturale del distretto paleontologico; ci aspettavamo una valorizzazione e conservazione delle aree protette; ci aspettavamo uno sviluppo delle politiche ambientali. Invece assistiamo ad un accorpamento con le Colline del Po.
Ricordo che in audizione il Presidente ha detto palesemente che non ci volevano, perché non c’era compatibilità tra le due Aree naturali. E quindi stiamo facendo un matrimonio combinato, in cui i futuri coniugi non si vogliono sposare…
Anche per quanto riguarda il Museo paleontologico è previsto un accorpamento con il Museo di Scienze naturali; peccato che al momento quest’ultimo sia chiuso e che, pure quand’è aperto, non abbia certo brillato per efficienza: ricordiamo anzi – ed è stato palese durante la visita che i colleghi hanno fatto – che la sua caratteristica è quella di avere più materiale chiuso nelle casse in deposito, piuttosto che in esposizione; questo ci preoccupa molto per la gestione futura e per il futuro stesso del Museo astigiano.
Siamo certi che tutto questo non porterà alcun risparmio e siamo certi, invece, che porterà grande confusione nella gestione; e sicuramente non aiuterà e non valorizzerà né il Museo né l’Area naturale né il territorio astigiano.
Quindi, colleghi, dopo il ridimensionamento dell’Ospedale di Asti con la probabile perdita di cinque reparti, con la chiusura del cantiere della Valle Belbo che getta un’ombra sulla speranza di avere un ospedale sul Sud Artigiano e dopo gli accorpamenti che abbiamo visto e che vedremo – l’Ufficio scolastico provinciale, l’ATC e l’ARPA -, interviene adesso anche quello dei Parchi. E’ stato stoppato, per il momento, l’accorpamento con l’ATL, ma naturalmente non ci illudiamo che questo, nei prossimi mesi, non avvenga.
Ecco, la preoccupazione, quindi, è quella che la Giunta e gli Uffici regionali stiano ragionando come quel funzionario del Settore turismo che, durante una riunione alla presenza dell’Assessore Parigi e dei colleghi Ravetti e Allemano, ci spiegò, a proposito di un documento in cui non era inserita la Provincia di Asti, che la Provincia di Asti non esisteva più perché era stata accorpata dal Decreto Delrio. In quell’occasione c’era ancora Fabrizio Brignolo Presidente della Provincia e io chiesi a quel funzionario se l’avrebbe spiegato lui, al Presidente, di essere stato eletto illegittimamente e che la Provincia non esisteva più…
Allora, ci sembra che voi stiate ragionando come se quella Provincia non esista più, come se quella Provincia sia già stata accorpata con quella di Alessandria.

(Brusio in aula)

PRESIDENTE

Chiedo scusa: domando attenzione per consentire alla collega Motta di poter proseguire il suo intervento. Grazie.

MOTTA Angela

No, ma io non voglio neanche essere ascoltata: il mio intervento rimane a verbale. Io non ho questa pretesa; d’altra parte, non mi hanno ascoltata in tutto questo anno e non pretendo di venir ascoltata oggi.
Vorrei proprio approfittare di quest’occasione per ribadire che la Provincia di Asti esiste e che necessita di attenzione e di sostegno. E quindi anche io vi chiedo più coraggio e di avere una visione d’insieme, che al momento mi sembra mancare. Abbiamo bisogno di una politica globale e non della politica che state facendo, che è quella del “carciofo”, che – foglia dopo foglia – sta spogliando un territorio di ogni servizio, senza compensazioni. Anzi, l’unica compensazione che sembra arrivare è quella, forse, di un hub a Castello di Annone per i profughi. E questo certamente il territorio non lo può accettare. Questo territorio ha bisogno di politiche di sviluppo, ha bisogno di politiche sociali, culturali e ambientali forti per poter ripartire e per non essere più agli onori delle cronache solo per i fatti di sangue.
Parlando stamattina con il mio Capogruppo Gariglio, gli ho detto che forse, alla fine del dibattito, avrei potuto non votare questo provvedimento; ma naturalmente mi adeguo alle sue volontà: ha cercato di convincermi ad aspettare almeno una risposta da parte della Giunta, prima di decidere cosa fare e come esprimermi nel voto. La cosa certa è che oggi Davide non batterà Golia. Il mio voto, sia in un caso sia in un altro, non cambierà le sorti di questo provvedimento, però naturalmente – lo dico come battuta perché i colleghi sanno che non augurerei mai agli otto Consiglieri torinesi di decadere – se per caso un giorno questa Giunta si dovesse basare solo su un voto di maggioranza, si ricordi del mio intervento…

(Applausi provenienti dai banchi riservati ai Gruppi consiliari di opposizione)

MOTTA Angela

A parte le battute, mi auguro veramente dei segnali di cambiamento.
Abbiamo bisogno di attenzione…

(Commenti in aula)

PRESIDENTE

Chiedo scusa: domando silenzio all’Aula.
Prego, Consigliera Motta.

MOTTA Angela

Non sto parlando per me: sto parlando per un territorio, che – ripeto – ha bisogno di attenzione e di sostegno; e ha bisogno che questo avvenga già da oggi.
Grazie.

Proseguimento esame proposta di legge n. 101, inerente a “Interventi urgenti conseguenti a eccezionali eventi meteorologici”

II Commissione – Riunione del 18 giugno 2015

(omissis)  

 

MOTTA Angela

Grazie, Presidente.

Credo che questa Commissione sia l’ultima occasione per trovare una soluzione che vada incontro alle cose che dicevano i colleghi prima, e cioè di dare risposta ai danni causati dalle calamità naturali.

Stavo leggendo un comunicato di un nostro parlamentare alessandrino che, per quanto riguarda l’agricoltura, dice che nel decreto, in un articolato, gli eventi calamitosi per l’agricoltura vengono considerati come gli eventi causati dalle malattie e dalle fitopatie. Questo è sicuramente un intervento importante sui privati, che credo possa essere preso a esempio anche per quanto riguarda il Piemonte per le calamità naturali e per i danni subiti dai privati.

E’ vero che in quest’ambito sta procedendo il Governo; noi siamo una Regione che non ha le stesse possibilità da questo punto di vista, ma certamente possiamo andare nella direzione di trovare una soluzione. Una soluzione può essere quella di rivedere, aggiornare e rendere più semplificata la legge regionale n. 38 del 29 giugno 1978, che disciplina e organizza gli interventi in dipendenza di calamità naturali.

Questa legge, che è certamente datata e che forse è diventata un po’ troppo burocratica, ha sicuramente bisogno di essere snellita e semplificata, però all’articolo 7 prevede tutta una serie di misure per i danni ai privati. Quindi riteniamo che lo strumento legislativo ci sia, ma che debba essere rivisto e aggiornato. Di conseguenza, la proposta che ci sentiamo di fare è di rivedere questa legge, sempre in una Commissione legislativa, quindi continuando in questo senso, ma prendendo l’articolato e le sollecitazioni che arrivano dalla legge che stiamo discutendo adesso. In pratica, fare una riorganizzazione prendendo quello che è utile dalla legge presentata dai colleghi di Forza Italia e riammodernare la legge regionale n. 38, in modo da renderla fruibile e rendere questo strumento utilizzabile e semplice.

Naturalmente noi siamo disponibili a lavorare in questa direzione e siamo assolutamente convinti che la titolarità di questa nuova legge, o comunque di riforma della legge, debba essere del Gruppo di Forza Italia, in modo che il Gruppo possa rivendicare l’azione politica che vuole rivendicare con la legge che ha proposto. Dunque niente “cappello” da parte della maggioranza, ma collaborazione da parte della stessa per rendere lo strumento della legge n. 38 utile e agevole.

Questa ci sembra una proposta ragionevole su cui possiamo lavorare, in modo da non avere una legge vuota senza fondi dedicati come sarebbe quella che rischieremmo di approvare alla fine di questa Commissione. Se questa proposta può essere accettata e discussa, possiamo lavorare in questo senso. In caso contrario, questo strumento della legge presentata dal Gruppo Forza Italia rischierebbe di essere una legge senza fondi e quindi comunque vana.

(omissis)

Esame proposta di deliberazione n. 40 “L.r. n. 15/2011. Piano regionale di coordinamento per la realizzazione di nuovi cimiteri e crematori” (seguito)

MOTTA Angela
Interveniamo per dichiarazione di voto come Gruppo del Partito Democratico e l’intervento sarà molto breve.
Il voto del Gruppo del PD è favorevole alla deliberazione della Giunta regionale relativa al Piano di coordinamento per la realizzazione dei nuovi cimiteri e dei crematori.
La discussione che c’è stata in Commissione è stata molto costruttiva e molto amplia e credo che nessuno di noi – lo ribadisco – voglia creare regimi di monopolio, soprattutto in questa Regione.
Ci siamo posti però la domanda se potevamo lasciare la situazione attuale non regolamentata. Com’era stato detto precedentemente, era una situazione in cui ci potevano essere investimenti fatti anche dal pubblico – perché non dimentichiamo che molti di questi impianti sono gestiti da enti pubblici – e se potevamo effettivamente creare delle condizioni per cui il mercato potesse mettere in difficoltà le situazioni che già esistono.
La domanda quindi è certamente complicata, ovvero se liberalizzare completamente il mercato o in qualche modo regolamentarlo. E’ una discussione che all’interno di quest’Aula è stata fatta e si è andati verso una decisione che crediamo corretta, cioè quella di regolamentare con una mediazione che l’Assessorato ha accettato e che ci sembra una buona soluzione.
Infatti, non mantiene l’esistente, perché ricordo che c’è una clausola che prevede che i progetti e gli investimenti già avviati che riguardano ingenti impegni di investimenti futuri possono essere realizzati e non vengono certamente interrotti con questa deliberazione.
Quindi, non si chiude all’esistente, ma si regolamenta una situazione che va anche a soddisfare un criterio che la legge stessa richiede.
Inoltre, abbiamo considerato la situazione di altre Regioni che hanno deliberato prima di noi. I Piani regionali di coordinamento dei crematori che sono stati realizzati in altre Regioni – e faccio tre esempi su tutti che hanno Amministrazioni diverse tra loro come la Lombardia, il Veneto e la Toscana – si basano sugli stessi nostri criteri, ovvero sulla base della popolazione residente, sull’indice di mortalità e sui dati statistici relativi alla scelta crematoria da parte dei cittadini in ciascun Comune.
Pertanto, siamo assolutamente allineati con le maggiori Regioni che da questo punto di vista hanno legiferato prima di noi.
Credo che stiamo facendo una buona operazione. E’ una situazione che ci ha visti anche preoccupati, ma crediamo di avere raggiunto una mediazione soddisfacente.
Ricordo che questa deliberazione non parla solo dei Piani di coordinamento dei crematori, ma ci sono altre due questioni che voglio sottolineare perché credo siano importanti. La prima riguarda la costituzione e relativa regolamentazione delle sale di commiato che sono un aspetto importante, soprattutto per coloro che sono laici e che quindi non vogliono un rito religioso. In tal modo possono soddisfare anche le loro esigenze e i loro valori, che vengono manifestati in un momento difficile com’è quello della morte di un familiare o di un congiunto.
Inoltre, vi sono i cimiteri per gli animali, in base a una richiesta che era stata fatta già da tanti anni.
Ritengo che questa regolamentazione per il Piemonte sia nel segno di una grande civiltà.

Interventi dell’oratore MOTTA Angela della seduta n. 053 del 03/03/2015

Esame ordine del giorno n. 225 presentato dal Consigliere Marrone, inerente a “Scongiurare la chiusura o la riduzione degli uffici postali in piccoli Comuni”

MOTTA Angela

Grazie, Presidente.

Molto velocemente, ringrazio il Consigliere Ottria per aver accettato di modificare il suo ordine del giorno integrandolo con le problematiche che riguardano l’Astigiano.

I tagli degli uffici postali, anche nella provincia di Asti, porterebbero, come aveva anticipato, la chiusura degli sportelli in Montemarzo, una frazione di Asti, e di Castagnole delle Lanze, Comune della nostra provincia, oltre alla riduzione dell’orario settimanale in altri 29 Comuni.

L’impegno di questo ordine del giorno è quello di evidenziare che le esigenze della razionalizzazione, che pur possiamo anche comprendere, possono creare notevoli disagi, soprattutto nei piccoli Comuni, che rischierebbero una forte marginalizzazione. Le ricadute del piano di razionalizzazione, come potete immaginare, andrebbero ad interessare Comuni piccoli, medi e, soprattutto, montani, con una popolazione in buona parte anziana, talvolta già privi di altre strutture essenziali e fortemente interessati a non perdere servizi. Molti di questi Comuni sono impegnati a rendere appetibile il loro territorio, valorizzato anche con il riconoscimento UNESCO.

Le problematiche, le difficoltà e i disagi sarebbero veramente tanti. Ricordo che nell’Astigiano, oltre alla chiusura e alla riduzione di orario, in alcuni Comuni le poste funzionano solo tre o quattro giorni alla settimana.

Voglio elencare velocemente i Comuni interessati, in modo che rimanga a verbale: Azzano, Berzano San Pietro, Bruno, Casorzo, Castelletto Molina, Castel Rocchero, Castelnuovo Calcea, Cerreto, Cinaglio, Cisterna, Corsione, Cortanze, Cunico, Fontanile, Grazzano Badoglio, Maranzana, Moasca, Mombaldone, Penango, Pino d’Asti (quindi ricordo all’Assessore di sostenere anche il suo Comune), Quaranti, Robella, Rocca d’Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, San Marzano Oliveto, Settime, Viale e Villa San Secondo.

Gli uffici postali sono un punto di riferimento per la popolazione delle nostre comunità periferiche; sono considerati non solo come un semplice e fondamentale erogatore di servizio, ma proprio come un forte presidio in cui la presenza dello Stato è importante. Sono quindi necessari.

Chiediamo un impegno alla Giunta e al Presidente Chiamparino di approfondire al più presto quelle che potrebbero essere le ricadute del piano di riorganizzazione che in Piemonte prevede la chiusura di 40 sedi ed il depotenziamento di oltre 130, penalizzando decisamente i piccoli Comuni e le Comunità montane.

Grazie.

Trasmissione interventi consiliari seduta n. 047

Testo integrale degli interventi svolti da Angela Motta nella seduta consiliare n. 047 del 17 febbraio 2015.

Esame proposta di legge n. 36, inerente a “Nuove disposizioni in materia di agriturismo”

MOTTA Angela

Grazie, Presidente.

Credo che oggi sia una giornata importante, perché dopo qualche anno siamo riusciti ad approvare un iter, credo abbastanza velocemente, di una legge che è tanto attesa.

Sono migliaia in Piemonte le aziende agrituristiche e quelle di vendita diretta dei prodotti agricoli che in questi anni hanno chiesto il completamento dell’iter della riforma del settore. Se ne sentiva la necessità e soprattutto era necessario sopperire alle carenze più volte evidenziate da parte del comparto agrituristico.

In tal modo, il Piemonte finalmente si dota di una legge importante, che sarà uno strumento legislativo sicuramente più moderno che risponderà anche alle evoluzioni del mercato e alle esigenze del settore agricolo.

Quella che stiamo approvando è una legge che, a mio avviso, consentirà di riconoscere e valorizzare l’attività agricola, le tipicità piemontesi, il nostro territorio, ma soprattutto sarà fonte di reddito per le nostre aziende; sarà – speriamo – anche fonte di nuovo lavoro dal punto di vista delle aziende agricole, lavoro familiare all’interno delle stesse, ma anche di conservazione e tutela dell’ambiente.

Questa legge vuole semplificare le procedure legate all’apertura e all’ampliamento dell’attività e vuole, allo stesso tempo, tutelare le vere aziende agricole. Sappiamo che, purtroppo, l’agricoltura è costretta a fare i conti con un mercato sempre più esigente, con una crisi economica sempre più mordente, ma chiede di poter essere messa in condizioni di diversificare ed aumentare la qualità dei servizi offerti. Ritengo che questa legge glielo possa consentire.

Tra gli elementi che consideriamo innovativi, vogliamo sottolineare il fatto che i cibi utilizzati negli agriturismi debbano essere prodotti in proprio, almeno per una parte consistente, e acquistati da produttori del territorio, per la restante parte. Questo significa garantire qualità dei prodotti offerti ed ancorare l’esperienza agrituristica al territorio circostante.

E’ un aspetto che consideriamo centrale, soprattutto per valorizzare i nostri prodotti e presentare la qualità e le eccellenze locali, in vista di un’offerta turistica molto più ampia, che ha bisogno di caratterizzarsi in questo senso, per vincere la sfida del mercato e – come dicevo – la crisi economica.

L’agricoltura piemontese ha compiuto enormi cambiamenti negli ultimi anni. Le aziende che vogliono diversificare e che vogliono un’attività multifunzionale per la loro produzione possono convertire spazi in agriturismo – considerati comunque un patrimonio importante, anche paesaggistico – e possono garantire, così, con un’integrazione al reddito, un aiuto alla propria attività. Inoltre, con un’agevolazione anche dal punto di vista della legge e del quadro normativo, seppure questo debba essere molto preciso, nell’interesse stesso delle imprese agricole e dei consumatori, con l’approvazione di questa legge si potrà andare incontro a tutta una serie di necessità che questo mondo chiede e di cui necessita.

Tante cose sono già state dette nelle relazioni introduttive dei colleghi. Mi limito a ringraziare il Consigliere Gian Luca Vignale, che, come primo firmatario di questa proposta di legge, l’ha voluta condividere con l’Aula e, soprattutto, ha voluto fare molte consultazioni, nei mesi scorsi, con le associazioni di categoria, affinché la legge fosse condivisa il più possibile dal settore e potessero arrivare tutti i suggerimenti utili per una legge migliore.

Grazie anche a tutti i colleghi che hanno apportato modifiche importanti. Grazie all’Assessore Ferrero, che ci ha aiutato in questo confronto, anche con il supporto dei propri uffici.

Grazie a tutti noi, siamo arrivati alla conclusione di questo iter procedurale. Sono convinta che questa legge saprà rispondere ai problemi legati alla congiuntura economica, sapendo coniugare qualità dei servizi di ricettività e valorizzazione del territorio e dei prodotti locali.

Ritengo che il Piemonte possa essere orgoglioso di questa legge che andrà ad approvare e che credo sia unica anche a livello nazionale. Grazie.