IL CONSIGLIERE MOTTA INTERVIENE NUOVAMENTE SULLA VICENDA DELL’OSPEDALE VALLE BELBO

“Considerato che l’Assessore Saitta, interrogato sulla vicenda dell’ospedale della Valle Belbo, ha dichiarato di non essere a conoscenza della “rescissione unilaterale del contratto per la realizzazione dell’ospedale Valle Belbo” da parte dell’Asl At, chiedo che l’assessorato si attivi affinché la nuova Direttrice Generale annulli e revochi i provvedimenti presi dalla precedente Direzione in merito alla rescissione del contratto con la ATI Ruscalla, ditta appaltatrice.
Naturalmente, ritengo fondamentale che alla base di questo nuovo atto ci sia una ripresa del dialogo con l’impresa al fine di stabilire modi e tempi  con i quali proseguire i lavori dell’ospedale Valle Belbo”.

OSPEDALE VALLE BELBO: IL CONSIGLIERE MOTTA CHIEDE ALL’ASSESSORE SAITTA DI INTERVENIRE URGENTEMENTE IN AULA

Ho appreso stamattina che l’Asl di Asti ha rescisso unilateralmente il contratto con la ditta appaltatrice dei lavori per la costruzione del Presidio ospedaliero della Valle Belbo. Pertanto, stamattina in aula, durante la seduta del Consiglio, ho chiesto  all’Assessore competente di riferire con urgenza sulla questione.
Nel 2008 venne siglato un accordo di programma tra Regione e Comune di Nizza per la realizzazione dell’opera. La mancanza dei fondi ha modificato completamente la situazione. Il contratto di appalto del 30 aprile 2009 ha perso il proprio vigore a seguito della mancanza (entro il 31 dicembre 2014) dei finanziamenti necessari al completamento globale dell’opera. Alla luce di tutto ciò vorremmo sapere se si ritiene di poter portare a termine quanto previsto per non pregiudicare l’opera.
A tal proposito chiederò, inoltre, ai sensi dello statuto regionale, di istituire una commissione di indagine per appurare le responsabilità delle decisioni sbagliate prese in merito alla scelta del terreno e alla mancanza di copertura finanziaria, e quale sia il futuro dell’ospedale.

“NON DIVIDIAMO IL MONFERRATO”

Apprendiamo dagli organi di stampa che in occasione dell’assemblea dell’Atl che si è svolta ad Asti la scorsa settimana alla presenza dell’Assessore Parigi, si è discusso un documento contenente la proposta di riforma delle agenzie per la promozione turistica. Sempre da quanto appreso dai giornali e dalle preoccupazioni espresse dagli addetti ai lavori, il progetto di riforma, già modificato più volte, ma mai presentato dall’Assessore ai Consiglieri per una discussione in merito, prevedrebbe un accorpamento delle agenzie di Asti e di Alba in una unica con sede ad Alba. Si costituirebbe così la nuova Atl Unesco, peccato che in questo modo verrebbero esclusi dall’agenzia molti territori che non rientrano nel novero dei siti patrimonio dell’umanità e che costituiscono la maggioranza. Una proposta che potrebbe essere valutata e discussa è quella di creare Aziende di promozione turistica e Unioni di prodotto del territorio Langhe Roero e Monferrato che uniscano soggetti pubblici e privati decisi a intervenire nel settore turistico per attivare azioni di promozione e  commercializzazione turistica. L’obiettivo è quello di creare pacchetti turistici integrati che interessino risorse ambientali, storico-culturali, dell’artigianato locale e dei prodotti tipici dell’agricoltura a partire dall’individuazione di comparti precisi che caratterizzano la Regione, come ad esempio le città d’arte, i castelli, l’enogastronomia, il turismo accessibile, sociale e religioso, il settore termale e l’area dell’Appennino.
A questo punto Asti diventerebbe baricentrica e potrebbe rappresentare la sede ideale delle tre Atl (Asti, Alessandria e Alba). Se, invece, si sta costruendo la riforma pensando a chi dovrà essere chiamato a dirigere il nuovo Ente, cucendo addosso ad una persona un progetto, anziché pensare a come rendere efficiente, promuovere e valorizzare questo grande patrimonio culturale, paesaggistico, vitivinicolo, qualunque proposta ci vedrà fortemente contrari.

Il Consiglio Regionale delibera la normativa su nuovi cimiteri e crematori

Il Consiglio Regionale ha approvato ieri la delibera di Giunta inerente la realizzazione di nuovi cimiteri e crematori. In particolare, per quanto riguarda i nuovi crematori, al di fuori dell’area della città metropolitana, sono stati fissati tre criteri fondamentali: l’impianto dovrà realizzare almeno 1200 – 1300 cremazioni all’anno; avere un bacino di utenza di riferimento di 500 mila abitanti, (numero raggiungibile anche attraverso associazioni di Comuni, Unioni o convenzioni) che corrisponde a circa 5 mila decessi annui e mantenere una distanza minima di 50 Km da una struttura all’altra, garantendo, comunque, la realizzazione di un impianto ogni provincia. ”Questo passaggio – ha spiegato Il Consigliere Angela Motta –  è una garanzia importante per la nostra provincia che ha visto la realizzazione da pochi mesi di un forno crematorio gestito dall’ASP”.Si è altresì stabilita la necessità che i cimiteri di nuova costruzione o in fase di ampliamento o ristrutturazione siano dotati di una sala di commiato, in grado di  svolgere un’importante funzione soprattutto per coloro che scelgono un funerale laico e si richiama la disciplina per l’istituzione dei cimiteri per animali d’affezione, segno di grande civiltà. “Nessuno vuole creare regimi di monopolio – ha aggiunto Angela Motta – ma non potevamo lasciare una situazione non regolamentata, all’interno della quale sono stati fatti anche investimenti pubblici. Siamo giunti a una buona soluzione di mediazione, che non mantiene solo l’esistente ma prevede una clausola a favore anche dei progetti già avviati”. L’assessore alla Sanità Antonio Saitta, presentando la delibera ha affermato che “si tratta di un documento equilibrato, che salvaguarda gli impianti esistenti, specie quelli in fase di avvio, contemperando la liberalizzazione e la necessità di regolamentare e che recepisce le raccomandazioni del Consiglio delle autonomie locali per i piccoli Comuni”.

Il Consigliere Angela Motta alla vedova del tabaccaio ucciso: “Subito le telecamere e una App per aumentare il senso di sicurezza dei cittadini”

Stamattina il Consigliere Angela Motta ha fatto visita alla vedova del tabaccaio ucciso in Corso Alba due mesi fa per portare la propria solidarietà e la disponibilità a collaborare con la signora affinché possa riprendere la sua attività al più presto. “E’ necessario sollecitare il Comune – ha detto Angela Motta – affinché installi le telecamere subito e non a fine anno, in modo che la signora possa riprendere la sua attività senza paura. Si tratta di un intervento che garantirebbe maggiore tranquillità non soltanto alla giovane vedova, ma tutta la comunità. Come Consigliere regionale, l’impegno che prendo è di valutare, insieme all’Assessore competente Giovanni Ferraris, nuove opportunità fornite dalla tecnologia che consentano di aumentare il livello di sicurezza dei nostri cittadini. La soluzione a cui penso è l’attivazione di un’App grazie alla quale tramite un semplice cellulare è possibile comunicare con le forze dell’ordine e segnalare macchine, movimenti o persone sospette. Tutto ciò fa sì che si crei una rete di solidarietà tra i cittadini, che consente di vivere una città più sicura e tranquilla. Un servizio che, naturalmente, si affianca all’inteso e prezioso lavoro che quotidianamente le nostre forze dell’ordine svolgono sul territorio a tutela della nostra incolumità e sicurezza”.

Il Consiglio regionale chiede l’intervento del Ministero del Tesoro per rivedere la razionalizzazione degli uffici postali

E’ stato approvato ieri in Consiglio regionale l’Ordine del giorno n. 210 inerente “Piano di razionalizzazione degli uffici e sportelli postali”,
con il quale si impegna la Giunta piemontese “a sollecitare il Ministero del Tesoro, in quanto azionista di riferimento di Poste Italiane Spa, affinché il piano di razionalizzazione degli uffici e sportelli postali sia riesaminato; ad avviare un confronto con la direzione regionale di Poste Italiane e con tutte le amministrazioni locali coinvolte sugli effetti di una razionalizzazione del servizio postale, in modo tale che il piano sia il più aderente possibile alle reali esigenze del territorio”. Questo impegno è stato chiesto anche per la provincia di Asti, per cui i tagli degli uffici postali porterebbero alla chiusura degli sportelli di Montemarzo e Castagnole Lanze e alla riduzione dell’orario settimanale in altri 29 comuni. “Una misura – ha commentato il Consigliere Angela Motta – che avrebbe ricadute pesanti e fortemente penalizzanti per gli abitanti, in particolare anziani, di molti dei piccoli Comuni della nostra provincia, che cadrebbero vittime di una ulteriore marginalizzazione. Non è pensabile privare comunità, seppur piccole, di importanti servizi come quelli erogati dagli uffici postali, la cui presenza capillare nei piccoli centri del nostro territorio, è fondamentale per la popolazione, in particolar modo per gli anziani e le persone con mobilità ridotta, nonché incentivo a non lasciare il piccolo centro abitato, evitando così lo spopolamento di ampie porzioni di territorio. Tutti i Sindaci dei Comuni interessati dalla manovra hanno già manifestato la propria contrarietà”. I comuni astigiani interessati dalla riduzione dell’orario sarebbero: Azzano, Berzano San Pietro, Bruno, Casorzo, Castelletto Molina, Castel Rocchero, Castelnuovo Calcea, Cerreto, Cinaglio, Cisterna, Corsione, Cortanze, Cunico, Fontanile, Grazzano Badoglio, Maranzana, Moasca, Mombaldone, Penango, Pino d’Asti, Quaranti, Robella, Rocca d’Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, San Marzano Oliveto, Settime, Viale, Villa San Secondo.

Diabete, Angela Motta: “Bene il chiarimento di Saitta: nessun servizio verrà meno”

Credo che le parole dell’assessore regionale alla sanità Antonio Saitta sulla diabetologia dell’ospedale di Asti cancellino ogni dubbio, semmai ci fosse ancora stato. La struttura di diabetologia non verrà cancellata, ma ridefinita a livello territoriale con gli atti aziendali, il che significa che per i pazienti non cambierà nulla in termini di assistenza. Non bisogna, infatti, confondere i primariati con i servizi. Le paure dei pazienti e dei loro familiari sono comprensibili, per questo ritengo opportuno l’intervento chiarificatore di Saitta. All’ospedale di Asti non verrà meno nulla per i pazienti diabetici e nessuno dovrà andare a Torino o altrove per farsi curare. E’ corretto distinguere tra la risposta specialistica ospedaliera per i casi più complessi, da quella che è la presa in carico del territorio dei malati cronici. La delibera sulla rete ospedaliera non prevedeva l’assegnazione della diabetologia, proprio perché si tratta di Servizio di natura principalmente territoriale che verrà poi definito con gli atti aziendali. Sarà, invece, molto importante il piano sull’assistenza territoriale che la Giunta ha annunciato di voler approvare entro giugno: è fondamentale, infatti, rafforzare i servizi sul territorio, a cominciare dall’assistenza domiciliare e dalla continuità assistenziale, per dare un’adeguata risposta alla domanda di salute legata alle cronicità che esula da quella ospedaliera.

Saitta replica all’appello di Sos Diabete

Sono rimasto sorpreso dall’appello lanciato da “SOS Diabete” di Asti relativamente ai servizi territoriali per i pazienti diabetici, dal momento che su questa questione erano stati forniti chiarimenti non solo in occasione della conferenza dei Sindaci dell’ASL di Asti, ma anche in un recente incontro del 6 febbraio scorso con le associazioni aderenti al coordinamento regionale delle persone con diabete.
Persistendo timori e preoccupazioni, torno sull’argomento e preciso quanto segue:
1-     la delibera integrativa sul riordino della rete ospedaliera del 23 gennaio 2015 (1-924), all’ allegato 1 punto 2 f, stabilisce che “con riferimento ad altre discipline relative a servizi di natura principalmente territoriale, quali ad esempio i Servizi di diabetologia, la loro definizione di dettaglio è rinviata alla redazione degli atti aziendali”.  Questo perché i casi più complessi devono trovare una risposta specialistica ospedaliera (infatti la SC di Endocrinologia secondo gli standard nazionali può essere assegnata solo a un ospedale DEA di II livello), mentre per la cronicità serve una presa in carico del territorio;
2-     sul piano organizzativo, quindi, la struttura verrà riconfigurata sul livello territoriale, considerata la vocazione prioritariamente finalizzata alla presa in carico del paziente ed alla gestione del percorso di prevenzione, diagnosi e cura della patologia (la presa in carico del paziente diabetico parte principalmente dal territorio in forma integrata tra diabetologi e medici di medicina generale), pur mantenendo anche le competenze svolte
a livello ospedaliero per il trattamento delle acuzie e delle complicanze. La struttura, quindi, non viene cancellata ma sarà riconsiderata non in ambito ospedaliero ma territoriale;
3-     la riconfigurazione della struttura sul livello territoriale è demandata
all’atto aziendale ed al relativo piano di organizzazione, che verrà
adottato una volta definite le linee guida regionali sulla riorganizzazione
della rete territoriale. Entro il mese di giugno vareremo il piano di riorganizzazione dell’assistenza territoriale, e verranno così ricollocate quelle strutture che svolgono funzioni prettamente fondate sull’integrazione tra ospedale e territorio
4-     per quanto riguarda i servizi per pazienti non cambierà nulla: sarà garantito il mantenimento degli attuali servizi/attività erogate a favore dei cittadini.
Aggiungo, poi, che proprio sul territorio delle Province di Asti e Alessandria  sta
per partire la sperimentazione del PDTA Diabete (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) gestito in rete interaziendale: tale progetto prevede la differenzazione delle prestazioni diabetologiche per livelli di complessità e d’intensità di cura, lasciando all’ospedale il trattamento dell’acuzie e delle complicanze nonché le prestazioni di più elevata complessità, mentre il livello ambulatoriale extra-ospedaliero, integrato con la medicina generale, diventa l’ambito prioritario per la presa in carico e per il governo del percorso finalizzato alla prevenzione, diagnosi, cura e stabilizzazione della patologia cronica.