Il Consigliere Angela Motta replica al coordinatore di Forza Italia Picchetto su piano di rientro e bilancio regionale

Mi preme replicare a quanto dichiarato dal Coordinatore regionale di Forza Italia Gilberto Picchetto, basandomi su quanto emerge dai documenti ufficiali e non sulla propaganda. E’ evidente che se la nostra Regione dal 2010 è sottoposta a piano di rientro dal debito sanitario la colpa non è di una sola parte politica, ma è altrettanto vero che ci sono dati inconfutabili di fronte ai quale non si può che convenire. Intanto negli ultimi 20 anni il Piemonte è stato governato da tre Giunte di centro-destra, Ghigo per due mandati e Cota per 4 anni, e da una di centro-sinistra. Non è vero, come afferma Picchetto, che il Piano di rientro concordato dalla Giunta Cota è stato la risposta all’amministrazione di Bresso, bensì al buco lasciato da Ghigo al termine del suo secondo mandato, come risulta chiaramente dai documenti ministeriali del “Tavolo Massicci”. Non solo, molti contenuti dei Programmi Operativi del Piano sono rimasti inattuati, per cui la nostra Regione risultava inadempiente nei confronti del tavolo di monitoraggio romano.

La Giunta Cota ha poi operato un taglio ai costi della sanità agendo quasi esclusivamente sulla voce “personale”, quindi attraverso il blocco del “turn over”e delle assunzioni, e poco o nulla su voci quali beni e servizi o spesa farmaceutica. In quegli anni, inoltre, non era chiara neppure la situazione delle Aziende sanitarie, perché non erano stati approvati i bilanci. E’ stata la Giunta Chiamparino ad approvare i bilanci di Asl e Aso del 2012 ed è stata questa Giunta a ripristinare il settore “Controllo di gestione e monitoraggio costi delle aziende sanitarie regionali” che era stato cancellato dall’amministrazione precedente.

Ricordo che è stata la Giunta Cota a cancellare totalmente i fondi destinati all’edilizia sanitaria che per la provincia astigiana ha comportato la cancellazione del contratto con l’impresa Ruscalla per la realizzazione dell’Ospedale Valle Belbo.

Se il Piemonte è prossimo all’uscita dal Piano di rientro, è grazie alle scelte talvolta dolorose e impopolari, assunte dal Presidente Chiamparino e dall’Assessore Saitta, che hanno permesso di recuperare credibilità presso i Ministeri.

Lo sforzo fatto da questa amministrazione è stato quello di rendere innanzitutto trasparente il bilancio dell’Ente, cancellando le “zone d’ombra“ degli ultimi 15 anni e facendo emergere i debiti fuori bilancio, i perenti e il saldo dei residui attivi e passivi. Il quadro emerso è stato drammatico: nel 2014 il disavanzo è stato di 1,264 miliardi, da coprire in sette anni con quote superiori a 185 milioni di euro. Preoccupante anche il risultato della ricognizione straordinaria  dei residui attivi e passivi che ha registrato un saldo negativo di circa 2,15 miliardi, da coprire in trent’anni con quote di circa 70 milioni di euro.

Altro grande sforzo è stato quello fatto per saldare i debiti con i fornitori, non solo del settore sanitario, attraverso il DL 35 per la cui gestione il Presidente Chiamparino è stato nominato “commissario straordinario”. Al 31 dicembre 2015 la Regione Piemonte ha saldato i debiti, alcuni dei quali risalenti a più di 15 anni fa, per circa 4,7 miliardi di euro. Si tratta di una cifra consistente che iniettata nel tessuto economico del Piemonte ha sicuramente aiutato l’economia regionale.

Noi ci assumiamo la responsabilità per la legislatura Bresso in cui non siamo riusciti a risanare il bilancio, ma il centro destra quando si assumerà la responsabilità del disastro dei suoi 14 anni di governo?

La Consigliera Angela Motta replica alla Consigliera Angela Quaglia: “la storia è importante”

Mi preme ricordare alla Consigliera Quaglia quanto sia importante la storia, perché è in questo arco di tempo che sono maturate decisioni e scelte che hanno portato la nostra Regione alla situazione attuale, ed è importante sottolineare questi ultimi 20 anni di governo regionale prevalentemente di centro destra, per evidenziare le responsabilità del disastro di bilancio e di quello del sistema sanitario. Capisco che politicamente alla Consigliera Quaglia sia un discorso che non conviene fare, dal momento che è proprio il suo partito politico ad essere responsabile perlopiù di quanto accaduto. Credo, inoltre, che la questione interessi anche i cittadini, in quanto presto ci saranno le elezioni ed è giusto che sappiano chi governa responsabilmente e chi no. La storia è ancora importante anche per spiegare l’ormai noto ritornello della “sudditanza” di Asti verso Alessandria. Gli accorpamenti e le ridefinizioni territoriali non sono frutto di decisioni e leggi regionali, bensì di norme statali a cui la nostra Regione deve attenersi e non sono in modo assoluto sintomo di un declino né della nostra Provincia, né, tantomeno, del nostro ospedale.

In merito poi ai diversi allarmismi evocati in queste settimane, credo che il Direttore generale dell’Asl, Ida Grossi, abbia risposto nei giorni scorsi in maniera più che esauriente, replicando a falsità su reparti chiusi, riduzione dei servizi, riduzione di posti letto e altro ancora.

Preciso inoltre, che non è vero che io non ero a conoscenza del contenuto della delibera della Giunta, semplicemente ho potuto esaminarne il contenuto una volta approvata dalla Giunta stessa, perché prima, come da procedura, non ne ho avuto anticipazioni. E questa situazione la Consigliera Quaglia, che ha ruoli di amministratore da tanti anni, la conosce benissimo e ciò dimostra la pochezza delle sue accuse. Quando si arriva a formulare affermazioni di questo tipo è evidente che non si hanno argomenti più interessanti.

Per quanto riguarda il futuro dell’ospedale di Nizza, questo è ormai deciso e, nel corso dell’anno verranno portati avanti i passi decisivi per la sua realizzazione definitiva.

Concludo, infine, ricordando che questa amministrazione regionale non si muove in virtù di pressioni o condizionamenti. Il fatto di aver apportato alla delibera sanitaria delle modifiche non è dipeso dalla mobilitazione astigiana, da pressioni di Sindaci o cittadini, da paventati ricorsi (peraltro tutti vinti dalla Regione qualora i Comuni ne abbiano fatto utilizzo) né dalle firme raccolte, ma è stato il frutto di concertazioni e discussioni approfondite tra la Regione e l’Asl astigiana. Se la Consigliera Quaglia deve rispondere alle 36 mila persone cui ha chiesto di firmare per difendere l’ospedale, noi abbiamo il dovere di rispondere agli oltre 200 mila abitanti della nostra Provincia e a queste persone voglio ribadire il forte impegno per risanare il bilancio regionale e fornire servizi di qualità.

Basta strumentalizzazioni, speculazioni e ricerche di consenso sulla salute delle persone che non portano ad alcun risultato utile.

All’insediamento della Giunta Chiamparino, nel maggio del 2014, la situazione piemontese era disastrosa, con una sanità in piano di rientro e buco di bilancio, certificato dalla Corte dei Conti di 5,2 miliardi di euro. Per questo l’obiettivo principale dell’amministrazione regionale è stato quello di mettere in sicurezza e rendere trasparenti i conti e di uscire al più presto dal “Piano di rientro” cui il Piemonte, unica Regione del centro-nord, è sottoposta dal 2010 pena il fallimento della sanità pubblica. Uscire dal “Piano di rientro”, come previsto entro il 2016, ci permetterà di porre fine a questa forma di “commissariamento” da parte dello Stato e di riacquisire una certa libertà di decisione e di azione, di avere maggiore elasticità e flessibilità nel turnover del personale, ma soprattutto ci darà la possibilità di riprendere con le assunzioni di medici e infermieri.

Le responsabilità di questa situazione sono il frutto degli ultimi 20 anni di Governo di centro destra e sinistra, in cui si sono alternati, tra gli altri, assessori di Forza Italia e Rifondazione Comunista.

Nel novembre del 2014 si è proceduto al riordino della rete ospedaliera, per il quale sono state applicate norme contenute nel decreto “Balduzzi” e i parametri fissati dal Patto per la Salute” che è stato sottoscritto nell’estate del 2014 tra il Governo e tutte le Regioni italiane. Tale Patto detta una classificazione degli ospedali (Hub-Dea II livello, Spoke-Dea I livello, ospedali di base e ospedali di area disagiata) stabilendo le discipline che obbligatoriamente ogni ospedale deve avere, secondo precisi criteri relativi ai bacini di utenza, ai passaggi ai Pronto Soccorso, alle attività di ogni reparto, alle distanze, ecc. Il riordino della rete ospedaliera non è dettato da obiettivi di carattere economico, bensì è finalizzato a garantire salute e sicurezza per i cittadini. Poiché è dimostrato che laddove i volumi sono bassi aumenta il rischio per i pazienti, si rende necessario accorpare, non per risparmiare, ma per garantire i cittadini. Non servono, dunque, tanti piccoli ospedali, Strutture Complesse, o primariati cresciuti a dismisura, servono ospedali più forti e servizi più efficienti. Ricordo, inoltre, che le norme contenute nel decreto Balduzzi, fissano il parametro di 1 posto letto ogni 3.5 abitanti. Il Piemonte non solo era sopra tale parametro, ma registrava un utilizzo non ottimale dei posti letto a disposizione. Alla luce di tutto ciò, è evidente che il venir meno di una Struttura Complessa non significa il venir meno dei servizi offerti al cittadino, il reparto e i servizi erogati continuano ad esistere e per il cittadino non cambia assolutamente nulla.

Il reparto di Chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale di Asti rimarrà come struttura semplice dipartimentale e il responsabile sarà sempre il Dott. Daneo con il suo staff; mentre Malattie Infettive rimarrà ad Asti sempre come SOC. Non verrà perso neppure un posto letto, anzi, al momento mi risulta che i posti sono aumentati di due unità. Sono false anche le dichiarazioni in cui si afferma che perderemo Dietologia, Dermatologia, Pneumologia e Psicologia, poiché queste strutture passano da Complesse a Semplici e, voglio ribadirlo, nel passaggio da Struttura Complessa a Struttura Semplice non ci saranno cambiamenti per gli utenti che continueranno ad usufruire dei servizi come in precedenza. Rispetto alla questione Primari, invece, va detto che coloro che sono andati o andranno in pensione per raggiunti limiti dettati dai termini di legge, verranno sostituiti dai responsabili di dipartimento. La questione da porsi è: tutti i “paladini”della sanità astigiana conoscono i parametri della “Legge Balduzzi” e del “Patto per la Salute” sulla base dei quali l’Ospedale “Cardinal Massaia” veniva classificato non come Hub, ma come Spoke-Dea di I livello? Dov’erano questi politici quando questi documenti venivano redatti? Perché non sono intervenuti quando la sanità regionale veniva portata al dissesto? Mi chiedo, inoltre, come mai non siano intervenuti per mantenere i 160 milioni di euro destinati all’edilizia sanitaria che avrebbero consentito a questa amministrazione di portare avanti il contratto per la realizzazione dell’Ospedale della Valle Belbo? Forse era allora che bisognava prendere posizione per far valere le ragioni dei singoli territori. I falsi allarmismi di queste settimane non sono altro che speculazioni, inutili tentativi di strumentalizzazione dell’opinione pubblica che non portano alcun beneficio per il territorio, né per i cittadini, che disorientati saranno invogliati a rivolgersi ad altre strutture, alimentando un costoso sistema di mobilità passiva. La responsabilità assunta da questa Giunta di ristabilire i conti e risollevare la Regione passa anche attraverso l’assunzione di scelte impopolari, ma che siamo sicuri porteranno i risultati sperati e daranno nuovamente dignità al Piemonte.

Le persone ipovedenti avranno la tessera BIP grazie ad un certificato rilasciato dall’Asl, in cui viene precisata la percentuale di invalidità che, se superiore al 67%, darà automaticamente diritto alla tessera”.

Durante la seduta odierna del Consiglio Regionale, la Consigliera Angela Motta ha interrogato l’Assessore Francesco Balocco in merito al rilascio della nuova tessera elettronica BIP di libera circolazione  agli ipovedenti gravi. “L’articolo 12 della legge regionale 4 gennaio 2000, n. 1 (Norme in materia di trasporto pubblico locale, in attuazione del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422) – ha spiegato il Consigliere – prevede che gli Enti locali possano individuare eventuali beneficiari di agevolazioni tariffarie e che proprio la Regione, tramite deliberazione propria, deve provvedere a stabilire i criteri e le modalità di tali agevolazioni. Su questa base, con la DGR n. 58-8267 del 14 ottobre 1986 ed i successivi atti, è stata istituita la tessera di libera circolazione, oggi rilasciata a titolo personale e con validità annuale ai cittadini con un’invalidità riconosciuta superiore al 67 per cento. A seguito dell’apertura della linea 1 della metropolitana di Torino, le cui stazioni sono impresenziate, i beneficiari della tessera hanno avuto la possibilità di richiederne copia elettronica in luogo di quella cartacea in modo da favorire l’accesso al servizio di metropolitana. Poiché tra le categorie di aventi diritto alla tessera di libera circolazione rientrano gli ipovedenti gravi che, pur essendo a tutti gli effetti invalidi civili, non hanno indicata sul verbale di riconoscimento la percentuale di invalidità, in quanto questa potrebbe essere dedotta solo in via indiretta applicando le tabelle di cui al Decreto Ministeriale 5 febbraio 1992 tuttora vigente, è chiaro come la sostituzione delle vecchie tessere con le nuove e la contestuale verifica dei requisiti, rischia di escludere dal diritto alla libera circolazione migliaia di ipovedenti gravi. Non solo, ma a differenza delle altre categorie di invalidi al 67 per cento, gli ipovedenti gravi non sono neppure in grado di guidare un’automobile, per cui tale esclusione produrrebbe una negazione del diritto costituzionale alla mobilità. Ed è per questi motivi – conclude Motta – che ritengo opportuno sollecitare presso le sedi competenti l’inserimento nel verbale di accertamento rilasciato agli ipovedenti gravi, del grado di invalidità”. “D’intesa con l’Associazione APRI – Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti – ed alla delegazione degli ipovedenti – ha spiegato l’Assessore Balocco – abbiamo definito una procedura che consente ai soggetti riconosciuti ipovedenti dalla Commissione Ciechi di poter ottenere la tessera di libera circolazione BIP card. Le persone ipovedenti dovranno procurarsi un certificato rilasciato dall’Asl, in base a quanto stabilito dalla L. 138/2001, in cui viene precisata la percentuale di invalidità che, se superiore al 67%, darà automaticamente diritto alla tessera”.

Linea Asti-Acqui, l’Assessore Balocco risponde all’interrogazione del Consigliere Motta

“Eseguiti interventi di ristrutturazione per 1 milione di euro e livelli di puntualità in linea con quelli previsti dal contratto di servizio con Trenitalia. Sotto osservazione alcune criticità specifiche”.

Durante la seduta odierna del Consiglio Regionale, la Consigliera Angela Motta ha interrogato l’Assessore Francesco Balocco in merito alle iniziative urgenti che intende assumere per porre fine alla situazione di crisi che quotidianamente vivono i pendolari della linea ferroviaria che da Acqui porta a Asti passando per Nizza. “La tratta in questione – ha spiegato il Consigliere – è rimasta l’unica attiva dopo la soppressione della Alessandria – Castagnole delle Lanze e dopo la sospensione del traffico ferroviario subita nei mesi di luglio e agosto scorsi. I treni metropolitani della linea Acqui – Asti via Nizza Monferrato registrano quotidianamente continui ritardi, anche a causa dell’assenza del doppio binario: è, infatti, sufficiente un ritardo di pochi minuti da parte di un convoglio per generare rallentamenti e ritardi a carico di tutti i treni previsti nell’arco della giornata. E’ ovvio come una simile situazione crei notevoli disagi ai pendolari, lavoratori e studenti, che quotidianamente usufruiscono del treno e che spesso non riescono a raggiungere in orario i luoghi di lavoro e di studio. Il comitato ‘Pendolari di Nizza Monferrato’ nelle scorse settimane ha denunciato la situazione attraverso una lettera di protesta indirizzata alle Istituzioni del territorio sollecitando, tra l’altro, da parte di Trenitalia e della Regione la riattivazione del servizio ferroviario sulla Nizza-Alessandria, anche alla luce del fatto che, lo scorso mese di marzo, l’Assessore ai Trasporti aveva già manifestato la disponibilità a riprendere il servizio. “Durante la sospensione estiva – ha spiegato l’Assessore Balocco – la linea Asti-Acqui ha subito una serie di interventi di ristrutturazione che hanno interessato tra gli altri, le gallerie Casalotto e Brichetto nel Comune di Mombaruzzo, nonché il rinnovo dei binari in diversi punti della tratta, in particolare nei pressi della fermata di Agliano e sul ponte nel Comune di Nizza, per un investimento di circa 1 milione di euro. In merito alla puntualità, l’Assessore ha sottolineato come i treni regionali della linea Asti-Acqui hanno avuto nel mese di settembre una puntualità del 93,4% entro i 5 minuti e del 98,1% entro i 15 minuti; mentre nel mese di ottobre si è registrato un 94,9% entro i 5 minuti e 98,3% entro i 15 minuti. Forti criticità ci sono rispetto a treni specifici, in particolare il numero 10076 che parte da Acqui alle 6,44 e su cui si stanno facendo approfondimenti”. Infine, per quanto riguarda l’ultimo punto dell’interrogazione, l’Assessore ha comunicato che “la linea Nizza-Alessandria è stata sospesa nel 2012 a causa della sua onerosità a fronte della domanda debole. Nonostante le risorse finanziarie della Regione dal 2012 ad oggi si siano ulteriormente ridotte, resta l’orientamento dell’amministrazione regionale a inquadrarne la riattivazione in sede di sottoscrizione di un contratto di servizio meno oneroso e meno sbilanciato a favore del gestore ferroviario”.

Il Consigliere Angela Motta interviene a seguito dell’approvazione della legge sul riordino delle funzioni amministrative conferite alle Province: “Ottenuta la possibilità di esercitare le funzioni tra due o più ambiti territoriali. E’ una sfida da non perdere per rilanciare il nostro territorio”

Nella seduta di ieri, martedì 27 ottobre, il Consiglio Regionale ha approvato la legge sul riordino delle funzioni amministrative conferite alle Province in applicazione della Legge “Del Rio”. “E’ stato un iter complicato –  ha spiegato il Consigliere Angela Motta – che doveva tenere conto di esigenze diverse, impegnando le Province a svolgere funzioni in forma associata e definendo gli ambiti territoriali ottimali, attraverso l’individuazione di funzioni di area vasta. Per quanto riguarda Asti, l’ambito territoriale ottimale individuato è ‘Astigiano e Alessandrino’. Mediante intese quadro specifiche stipulate tra Regione e le province interessate, sarà però possibile individuare funzioni che, per ragioni di efficienza organizzativa ed esercizio ottimale, verranno esercitate in forma associata accorpando due o più ambiti territoriali. Ciò consentirà alla nostra Provincia di stipulare accordi definendo funzioni in base ad una omogeneità territoriale che può variare a seconda della situazione e che ci consente di relazionarci anche con la Provincia di Cuneo e con la Città Metropolitana. Per fare alcuni esempi, il bando sul trasporto pubblico locale sarà gestito sulle tre province del Sud Piemonte (Asti, Alessandria e Cuneo), così come auspichiamo avvenga per la riforma delle Atl, in modo da arrivare alla creazione di una ’Atl Unesco’ che interessi veramente tutti i territori coinvolti. Nelle prossime settimane, insieme al Presidente della Provincia di Alessandria Rita Rossa, ci incontreremo per definire di comune intesa le funzioni di quadrante che interessano le nostre due realtà provinciali, in modo da garantire equilibrio, evitando che un territorio prevarichi sull’altro. L’approvazione della legge – ha aggiunto Motta – ci dà oggi maggiori certezze non solo sulle funzioni conferite alle Province, ma anche e soprattutto sul destino del personale che viene totalmente garantito. La Regione conferma così il suo ruolo legislativo, di programmazione, di indirizzo e di controllo secondo il principio di sussidiarietà, disegnando un nuovo assetto istituzionale del Piemonte, riducendo i vertici delle istituzioni, ma continuando a garantire i servizi ai cittadini. Questa riorganizzazione costituisce una sfida importante, un’occasione da non perdere per rilanciare il nostro territorio, fugando paure e ricordando che la città di Alba, da sempre citata come modello da seguire sotto tanti aspetti a partire da quello economico, non è mai stata provincia eppure è diventata il mito che tutti descrivono”.

Accordo per la Dierre di Villanova: stipulato contratto di solidarietà per 6 mesi

Durante la seduta odierna del Consiglio Regionale il Consigliere Angela Motta ha interrogato l’Assessore Pentenero in merito alla crisi che sta colpendo l’azienda “Dierre” di Villanova. In particolare, è stato chiesto all’Assessore quali iniziative urgenti la Regione intenda avviare per consentire una mediazione tra l’azienda e le rappresentanze sindacali nell’interesse dei lavoratori coinvolti dalla vicenda. “L’azienda villanovese – ha spiegato Motta – con i suoi quasi 600 dipendenti rappresenta il più importante polo occupazionale del nord astigiano. La difficile congiuntura degli ultimi anni ha avuto ripercussioni sull’azienda, anche se non sono mancati e non mancano gli sbocchi su mercati esteri e anche se, per il quarto anno consecutivo, permangono i contratti di solidarietà che hanno permesso finora di mantenere stabile il numero dei dipendenti, seppur con un calo di retribuzione del 30%. Lo scorso 8 ottobre c’è stato un incontro tra azienda e sindacati per discutere delle misure future in vista della scadenza dei contratti di solidarietà prevista per il 31 ottobre prossimo. Al 19 di ottobre le parti non avevano ancora raggiunto un accordo e i sindacati hanno abbandonato il tavolo delle trattative, portando gli operai a scendere in piazza per scioperare, mentre la proprietà ha dichiarato di voler ricorrere alla cassa integrazione straordinaria senza sottoscrivere alcuna intesa”. “La Regione Piemonte – ha spiegato l’Assessore  al lavoro Pentenero – era a conoscenza delle difficoltà tra le parti nel raggiungere un’intesa sul proseguimento degli ammortizzatori sociali di tipo conservativo, il cui utilizzo è ancora necessario per consentire all’azienda di superare le difficoltà derivanti dalla pesante situazione del mondo del lavoro. Alla luce di quanto previsto dal D.lgs 148/2015 la Regione ha individuato nel Contratto di Solidarietà lo strumento più idoneo per superare tale fase. Proprio questa mattina abbiamo appreso dall’API di Torino, di cui la “Dierre” è associata, che nella notte scorsa è stato raggiunto un accordo per le due società “Dierre S.p.A”. e “Dierre ATRA S.p.A.” che prevede la stipula di un Contratto di Solidarietà di 6 mesi. In questo modo – ha concluso l’Assessore – viene meno la procedura di Cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale che avrebbe dovuto svolgersi proprio oggi in Regione”.

Risposta di Angela Motta al direttore de “La Nuova Provincia” di Asti

Dal minuto 1.10 Angela Motta risponde al direttore de “La Nuova Provincia” di Asti alla questione sul riordino delle competenze e delle funzioni della Provincia di Asti.

La risposta del Consigliere Angela Motta all’articolo pubblicato martedì 6 ottobre relativo ai problemi di connessione del sistema di Telescuola.

In seguito all’articolo apparso sul numero di martedì scorso, 6 ottobre, de La Nuova Provincia, relativo ai problemi di connessione del progetto di Telescuola per Lorenzo vorrei chiarire alcuni aspetti. Dopo le segnalazioni di mal funzionamento del sistema pervenute dalla famiglia di Lorenzo, sia lo scorso anno che a settembre di quest’anno, ho provveduto a contattare gli uffici competenti per cercare una soluzione al problema. La risposta ottenuta dagli uffici è la seguente: “Il progetto Telescuola è un progetto sperimentale, una sfida che abbiamo voluto raccogliere insieme agli altri attori coinvolti: la famiglia, la scuola, le altre istituzioni (ASL, Comune, UST) e in ultimo il Laboratorio ICT di Regione Piemonte che, con il supporto tecnologico del CSP, ha coordinato gli attori e le iniziative volte a realizzarlo. Trattandosi di una sperimentazione, l’intento è stato quello di realizzare un modello, eventualmente replicabile sul territorio regionale per altre situazioni assimilabili, volto alla totale inclusione scolastica, in alternativa ai servizi di scuola domiciliare con i suoi limiti. In quanto sperimentazione, si era consapevoli di dover affrontare delle criticità, ma questo era insito nella costruzione del modello stesso e, seppur con tempi di risoluzione diversi in relazione alle criticità, non ci si è mai sottratti al puntuale e immediato intervento per il loro superamento. Apprese le criticità relative alla connessione tra la scuola e l’abitazione di Lorenzo, abbiamo provveduto a contattare il fornitore dei servizi di rete ed il volontario che, in assenza di figura specifica competente nell’organico scolastico dell’Istituto comprensivo di Villafranca d’Asti, collabora con la scuola e con la famiglia, al fine di ottimizzare il sistema nel suo complesso, ricercando soluzioni easy to use in grado di facilitare quanto più possibile l’uso dell’infrastruttura, il cui grado di complessità è sufficientemente elevato e, forse, non facilmente fruibile sia da parte degli operatori della scuola che dalla famiglia. Vale la pena sottolineare che lo stesso progetto ormai attivo da 4 anni che riguarda Martina, riscuote esiti ampiamente soddisfacenti, così come testimoniato sia dalla famiglia che dalla scuola, nonostante si presentino, seppur con minore frequenza, alcune criticità”. “Il mio impegno – conclude Motta – è di lavorare con il settore competente per discutere di possibili azioni da intraprendere in futuro a vantaggio dei ragazzi.”

Rimandato al 31 dicembre il piano di Poste Italiane

I Consiglieri Angela Motta e il collega Domenico Ravetti (Pd) esprimono soddisfazione per la decisione assunta dal Governo nei giorni scorsi, di rimandare al 31 dicembre prossimo l’entrata in vigore del piano di Poste Italiane che prevedeva di recapitare la corrispondenza e i giornali agli abbonati a giorni alterni in oltre 5 mila comuni italiani. “La posizione espressa dal Governo  – spiegano Motta e Ravetti – dimostra come il nuovo piano di razionalizzazione degli uffici postali pensato da Poste Italiane, avrebbe creato disparità di trattamento tra i cittadini. Gli abitanti delle zone rurali e montane, infatti, sarebbero stati penalizzati rispetto ai cittadini dei centri urbani. L’avvio del piano è rimandato quindi a inizio 2016, a seguito, però, di una verifica a cura dell’Autorità Garante delle Comunicazioni sui volumi reali di corrispondenza, con l’obiettivo di evitare disservizi  e una diminuzione della qualità. Ci auguriamo che con questa decisione venga garantito il diritto di cittadinanza sancito dalla Costituzione, che esprime l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini. Tale principio è contenuto, tra l’altro, anche negli accordi con Poste e nel servizio postale universale, il quale è considerato un bene comune, da garantire a tutti i cittadini in maniera indistinta”.