Mercoledì 1 giugno ore 21 Incontro/studio sul Referendum

Con piacere sono a comunicare che Mercoledi 1 Giugno p.v. alle ore 21,00 presso la ex Sala Consigliare del Municipio del Comune di Asti sarà presente la Prof. Anna Maria Poggi , Professoressa Ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino, che ci guiderà a capire la proposta del Decreto Legislativo delle modifiche Costituzionali e la sottoscrizione referendaria del “ Si “.

Ricordo , inoltre, che se qualcuno volesse aderire al Comitato del Si è pregato di comunicarmelo, e se vi fosse l’interesse di costituire un comitato del Si a livello locale sarà possibile recuperare il materiale sul sito http://www.partitodemocratico.it/bastaunsi/, oppure potrete chiedermelo ed io vi inoltrerò le copie dei moduli necessari per la costituzione.

Mi permetto sottolineare , comunque, l’importanza della raccolta firme che potrà avvenire presso gli uffici di ciascun comune , dove troverete i moduli per la sottoscrizione della proposta referendaria e dove potrete inviare amici, conoscenti e parenti a firmare , oppure presso i banchetti che sono programmati , indicativamente , nei giorni di mercato, in Asti ( vicino alla Confraternita di san Secondo in via Garibaldi )…

Vi ringrazio per la cortese attenzione e per quanto , sono certo, farete affinchè il messaggio di raccolta firme raggiunga la maggior parte dei vostri conoscenti.

Premiati i vincitori del Concorso rivolto ai ragazzi delle scuole secondarie astigiane

 “LiberaMente…Anna” la libertà raccontata dai ragazzi”.

Si è svolta questa mattina, presso il Salone della Provincia, la cerimonia di premiazione, condotta da Pierluigi Berta, della prima edizione del concorso rivolto ai ragazzi delle scuole secondarie astigiane di primo e secondo grado “LiberaMente…Anna” la libertà raccontata dai ragazzi. Ad aggiudicarsi il primo premio nelle tre categorie previste sono state: la classe 1A dell’I.C. di San Damiano con l’allieva Franco Silvia della classe 1C; la classe 2C della scuola media statale “Goltieri”; la classe 3A della scuola media statale di Incisa. Due i premi speciali: alla classe terza del corso pre-lavorativo della “Fondazione Casa di Carità” e alla classe 1C della scuola media statale “Goltieri”. Alle classi vincitrici è stato destinato un premio del valore di 500 euro. Sponsor della mattinata “Centrale del Latte di Alessandria e Asti” e “Assortofrutta” con la Mela Rossa Cuneo IGP. “L’iniziativa – ha commentato il Consigliere Angela Motta, promotrice dell’evento – si poneva come obiettivo di mantenere vivo il ricordo di Anna Amerio Vigazzola attraverso ciò che di più lei ha amato e per la quale si è dedicata, ovvero la scuola e i suoi ragazzi”. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione dell’Ufficio Scolastico Territoriale, della famiglia Vigazzola, dell’Architetto Antonio Guarene, autore del logo, e dell’associazione “Adesso Liberamente”, con il patrocinio di Consiglio Regionale del Piemonte, Comune di Asti e Provincia.

Premiazione del Concorso “LiberaMente…Anna” la libertà raccontata dai ragazzi.

Appuntamento giovedì 21 aprile, alle ore 9, presso il Palazzo della Provincia

Si svolgerà giovedì prossimo, 21 aprile, la cerimonia di premiazione della prima edizione del concorso rivolto ai ragazzi delle scuole secondarie astigiane di primo e secondo grado “LiberaMente…Anna” la libertà raccontata dai ragazzi. L’appuntamento è per le ore 9 presso il Palazzo della Provincia di Asti. Quattro le scuole premiate: l’I.C. di San Damiano con le classi 1A, 2A e 1C; la scuola media statale “Goltieri” per le classi 1C e 2C; l’I.C. di Montegrosso con le classi 1A, 2A, 2B, 3A e la “Fondazione Casa di Carità” II e III anno prelavorativo. Alle classi vincitrici verrà destinato un premio del valore di 500 euro, mentre agli altri elaborati scelti verranno destinati premi speciali messi in palio dall’associazione “Adesso Liberamente”. I lavori premiati sono stati preventivamente selezionati da ciascuna scuola e poi giudicati da una commissione composta dai membri della famiglia Vigazzola, dal Dirigente U.S.T. Franco Calcagno, da esperti del settore e dall’Arch. Antonio Guarente, autore del logo del progetto. L’iniziativa, promossa dal Consigliere Angela Motta, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Territoriale, del Comune di Asti e della Provincia, ha l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo di Anna Vigazzola attraverso ciò che di più lei ha amato e per la quale si è dedicata, ovvero la scuola e i suoi ragazzi.

Angela Motta consegna a Don Ciotti l’o.d.g che impegna la Giunta Regionale a prevedere risorse per “Cascina Graziella”

Il Consigliere Angela Motta oggi, martedì 5 aprile, a Moncalvo, ha simbolicamente consegnato a Don Ciotti l’ordine del giorno che impegna la Giunta Regionale a prevedere, in sede di assestamento al bilancio di previsione 2016-2018, risorse in conto capitale a favore della legge regionale 4/2016 finalizzate a finanziare il recupero di “Cascina Graziella” in modo da sostenere la progettualità a favore delle donne vittime di violenza. “Cascina Graziella”, dal 2008 confiscata alla mafia e assegnata all’amministrazione comunale di Moncalvo, è da allora impiegata per opere di pubblica utilità, in particolare attività contro la violenza alle donne.  “La Regione Piemonte – ha commentato Angela Motta – con la legge 4/2016 sostiene interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli. Si tratta di un provvedimento tra i più avanzati in materia, in quanto considera la violenza sulle donne come violazione dei diritti umani e come forma di discriminazione specifica. Per questo ho ritenuto fondamentale presentare questo o.d.g. a sostegno della struttura di Cascina Graziella e della sua attività a favore delle donne”.

Download O.d.g. presentato dal Consigliere Motta.

 

Motta, Ravetti e Ottria: “Le discussioni sull’accorpamento delle Alt vengano fatte in commissione senza escludere i Consiglieri del territorio”.

Abbiamo appreso da alcuni organi di stampa la notizia che l’Assessore Parigi  mercoledì 17 incontrerà il Sindaco di Asti Fabrizio Brignolo e quello di Alba  Maurizio Marello per discutere dell’accorpamento delle Atl di Asti e di Alba in un’unica Agenzia. Prendiamo atto che questi accordi verrebbero presi in maniera separata e difforme rispetto al DDL 138 dell’8 luglio 2015 “Nuove disposizioni in materia di organizzazione dell’attività di promozione, accoglienza e informazione turistica in Piemonte. Modifiche alla legge regionale 22 ottobre 1996, n. 75 (Organizzazione dell’attività di promozione, accoglienza e informazione turistica in Piemonte)”. Continuiamo ad essere convinti che il riconoscimento Unesco rappresenti una grande opportunità e che l’obiettivo da perseguire è quello di creare pacchetti turistici integrati che interessino risorse ambientali, storico-culturali, dell’artigianato locale e dei prodotti tipici dell’agricoltura a partire dall’individuazione di comparti precisi che caratterizzano la Regione, come ad esempio le città d’arte, i castelli, l’enogastronomia, il turismo accessibile, sociale e religioso, il settore termale e l’area dell’Appennino. Pensare a come rendere efficiente, promuovere e valorizzare questo grande patrimonio culturale, paesaggistico, vitivinicolo, dovrebbe essere l’obiettivo principale e non costruire una riforma che segue meri giochi politici e interessi personali di pochi. Chiediamo pertanto che tale discussione avvenga in commissione e senza escludere i Consiglieri regionali eletti sul territorio.

Angela Motta, Domenico Ravetti, Walter Ottria.

Il Consigliere Angela Motta replica al coordinatore di Forza Italia Picchetto su piano di rientro e bilancio regionale

Mi preme replicare a quanto dichiarato dal Coordinatore regionale di Forza Italia Gilberto Picchetto, basandomi su quanto emerge dai documenti ufficiali e non sulla propaganda. E’ evidente che se la nostra Regione dal 2010 è sottoposta a piano di rientro dal debito sanitario la colpa non è di una sola parte politica, ma è altrettanto vero che ci sono dati inconfutabili di fronte ai quale non si può che convenire. Intanto negli ultimi 20 anni il Piemonte è stato governato da tre Giunte di centro-destra, Ghigo per due mandati e Cota per 4 anni, e da una di centro-sinistra. Non è vero, come afferma Picchetto, che il Piano di rientro concordato dalla Giunta Cota è stato la risposta all’amministrazione di Bresso, bensì al buco lasciato da Ghigo al termine del suo secondo mandato, come risulta chiaramente dai documenti ministeriali del “Tavolo Massicci”. Non solo, molti contenuti dei Programmi Operativi del Piano sono rimasti inattuati, per cui la nostra Regione risultava inadempiente nei confronti del tavolo di monitoraggio romano.

La Giunta Cota ha poi operato un taglio ai costi della sanità agendo quasi esclusivamente sulla voce “personale”, quindi attraverso il blocco del “turn over”e delle assunzioni, e poco o nulla su voci quali beni e servizi o spesa farmaceutica. In quegli anni, inoltre, non era chiara neppure la situazione delle Aziende sanitarie, perché non erano stati approvati i bilanci. E’ stata la Giunta Chiamparino ad approvare i bilanci di Asl e Aso del 2012 ed è stata questa Giunta a ripristinare il settore “Controllo di gestione e monitoraggio costi delle aziende sanitarie regionali” che era stato cancellato dall’amministrazione precedente.

Ricordo che è stata la Giunta Cota a cancellare totalmente i fondi destinati all’edilizia sanitaria che per la provincia astigiana ha comportato la cancellazione del contratto con l’impresa Ruscalla per la realizzazione dell’Ospedale Valle Belbo.

Se il Piemonte è prossimo all’uscita dal Piano di rientro, è grazie alle scelte talvolta dolorose e impopolari, assunte dal Presidente Chiamparino e dall’Assessore Saitta, che hanno permesso di recuperare credibilità presso i Ministeri.

Lo sforzo fatto da questa amministrazione è stato quello di rendere innanzitutto trasparente il bilancio dell’Ente, cancellando le “zone d’ombra“ degli ultimi 15 anni e facendo emergere i debiti fuori bilancio, i perenti e il saldo dei residui attivi e passivi. Il quadro emerso è stato drammatico: nel 2014 il disavanzo è stato di 1,264 miliardi, da coprire in sette anni con quote superiori a 185 milioni di euro. Preoccupante anche il risultato della ricognizione straordinaria  dei residui attivi e passivi che ha registrato un saldo negativo di circa 2,15 miliardi, da coprire in trent’anni con quote di circa 70 milioni di euro.

Altro grande sforzo è stato quello fatto per saldare i debiti con i fornitori, non solo del settore sanitario, attraverso il DL 35 per la cui gestione il Presidente Chiamparino è stato nominato “commissario straordinario”. Al 31 dicembre 2015 la Regione Piemonte ha saldato i debiti, alcuni dei quali risalenti a più di 15 anni fa, per circa 4,7 miliardi di euro. Si tratta di una cifra consistente che iniettata nel tessuto economico del Piemonte ha sicuramente aiutato l’economia regionale.

Noi ci assumiamo la responsabilità per la legislatura Bresso in cui non siamo riusciti a risanare il bilancio, ma il centro destra quando si assumerà la responsabilità del disastro dei suoi 14 anni di governo?

La Consigliera Angela Motta replica alla Consigliera Angela Quaglia: “la storia è importante”

Mi preme ricordare alla Consigliera Quaglia quanto sia importante la storia, perché è in questo arco di tempo che sono maturate decisioni e scelte che hanno portato la nostra Regione alla situazione attuale, ed è importante sottolineare questi ultimi 20 anni di governo regionale prevalentemente di centro destra, per evidenziare le responsabilità del disastro di bilancio e di quello del sistema sanitario. Capisco che politicamente alla Consigliera Quaglia sia un discorso che non conviene fare, dal momento che è proprio il suo partito politico ad essere responsabile perlopiù di quanto accaduto. Credo, inoltre, che la questione interessi anche i cittadini, in quanto presto ci saranno le elezioni ed è giusto che sappiano chi governa responsabilmente e chi no. La storia è ancora importante anche per spiegare l’ormai noto ritornello della “sudditanza” di Asti verso Alessandria. Gli accorpamenti e le ridefinizioni territoriali non sono frutto di decisioni e leggi regionali, bensì di norme statali a cui la nostra Regione deve attenersi e non sono in modo assoluto sintomo di un declino né della nostra Provincia, né, tantomeno, del nostro ospedale.

In merito poi ai diversi allarmismi evocati in queste settimane, credo che il Direttore generale dell’Asl, Ida Grossi, abbia risposto nei giorni scorsi in maniera più che esauriente, replicando a falsità su reparti chiusi, riduzione dei servizi, riduzione di posti letto e altro ancora.

Preciso inoltre, che non è vero che io non ero a conoscenza del contenuto della delibera della Giunta, semplicemente ho potuto esaminarne il contenuto una volta approvata dalla Giunta stessa, perché prima, come da procedura, non ne ho avuto anticipazioni. E questa situazione la Consigliera Quaglia, che ha ruoli di amministratore da tanti anni, la conosce benissimo e ciò dimostra la pochezza delle sue accuse. Quando si arriva a formulare affermazioni di questo tipo è evidente che non si hanno argomenti più interessanti.

Per quanto riguarda il futuro dell’ospedale di Nizza, questo è ormai deciso e, nel corso dell’anno verranno portati avanti i passi decisivi per la sua realizzazione definitiva.

Concludo, infine, ricordando che questa amministrazione regionale non si muove in virtù di pressioni o condizionamenti. Il fatto di aver apportato alla delibera sanitaria delle modifiche non è dipeso dalla mobilitazione astigiana, da pressioni di Sindaci o cittadini, da paventati ricorsi (peraltro tutti vinti dalla Regione qualora i Comuni ne abbiano fatto utilizzo) né dalle firme raccolte, ma è stato il frutto di concertazioni e discussioni approfondite tra la Regione e l’Asl astigiana. Se la Consigliera Quaglia deve rispondere alle 36 mila persone cui ha chiesto di firmare per difendere l’ospedale, noi abbiamo il dovere di rispondere agli oltre 200 mila abitanti della nostra Provincia e a queste persone voglio ribadire il forte impegno per risanare il bilancio regionale e fornire servizi di qualità.

Basta strumentalizzazioni, speculazioni e ricerche di consenso sulla salute delle persone che non portano ad alcun risultato utile.

All’insediamento della Giunta Chiamparino, nel maggio del 2014, la situazione piemontese era disastrosa, con una sanità in piano di rientro e buco di bilancio, certificato dalla Corte dei Conti di 5,2 miliardi di euro. Per questo l’obiettivo principale dell’amministrazione regionale è stato quello di mettere in sicurezza e rendere trasparenti i conti e di uscire al più presto dal “Piano di rientro” cui il Piemonte, unica Regione del centro-nord, è sottoposta dal 2010 pena il fallimento della sanità pubblica. Uscire dal “Piano di rientro”, come previsto entro il 2016, ci permetterà di porre fine a questa forma di “commissariamento” da parte dello Stato e di riacquisire una certa libertà di decisione e di azione, di avere maggiore elasticità e flessibilità nel turnover del personale, ma soprattutto ci darà la possibilità di riprendere con le assunzioni di medici e infermieri.

Le responsabilità di questa situazione sono il frutto degli ultimi 20 anni di Governo di centro destra e sinistra, in cui si sono alternati, tra gli altri, assessori di Forza Italia e Rifondazione Comunista.

Nel novembre del 2014 si è proceduto al riordino della rete ospedaliera, per il quale sono state applicate norme contenute nel decreto “Balduzzi” e i parametri fissati dal Patto per la Salute” che è stato sottoscritto nell’estate del 2014 tra il Governo e tutte le Regioni italiane. Tale Patto detta una classificazione degli ospedali (Hub-Dea II livello, Spoke-Dea I livello, ospedali di base e ospedali di area disagiata) stabilendo le discipline che obbligatoriamente ogni ospedale deve avere, secondo precisi criteri relativi ai bacini di utenza, ai passaggi ai Pronto Soccorso, alle attività di ogni reparto, alle distanze, ecc. Il riordino della rete ospedaliera non è dettato da obiettivi di carattere economico, bensì è finalizzato a garantire salute e sicurezza per i cittadini. Poiché è dimostrato che laddove i volumi sono bassi aumenta il rischio per i pazienti, si rende necessario accorpare, non per risparmiare, ma per garantire i cittadini. Non servono, dunque, tanti piccoli ospedali, Strutture Complesse, o primariati cresciuti a dismisura, servono ospedali più forti e servizi più efficienti. Ricordo, inoltre, che le norme contenute nel decreto Balduzzi, fissano il parametro di 1 posto letto ogni 3.5 abitanti. Il Piemonte non solo era sopra tale parametro, ma registrava un utilizzo non ottimale dei posti letto a disposizione. Alla luce di tutto ciò, è evidente che il venir meno di una Struttura Complessa non significa il venir meno dei servizi offerti al cittadino, il reparto e i servizi erogati continuano ad esistere e per il cittadino non cambia assolutamente nulla.

Il reparto di Chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale di Asti rimarrà come struttura semplice dipartimentale e il responsabile sarà sempre il Dott. Daneo con il suo staff; mentre Malattie Infettive rimarrà ad Asti sempre come SOC. Non verrà perso neppure un posto letto, anzi, al momento mi risulta che i posti sono aumentati di due unità. Sono false anche le dichiarazioni in cui si afferma che perderemo Dietologia, Dermatologia, Pneumologia e Psicologia, poiché queste strutture passano da Complesse a Semplici e, voglio ribadirlo, nel passaggio da Struttura Complessa a Struttura Semplice non ci saranno cambiamenti per gli utenti che continueranno ad usufruire dei servizi come in precedenza. Rispetto alla questione Primari, invece, va detto che coloro che sono andati o andranno in pensione per raggiunti limiti dettati dai termini di legge, verranno sostituiti dai responsabili di dipartimento. La questione da porsi è: tutti i “paladini”della sanità astigiana conoscono i parametri della “Legge Balduzzi” e del “Patto per la Salute” sulla base dei quali l’Ospedale “Cardinal Massaia” veniva classificato non come Hub, ma come Spoke-Dea di I livello? Dov’erano questi politici quando questi documenti venivano redatti? Perché non sono intervenuti quando la sanità regionale veniva portata al dissesto? Mi chiedo, inoltre, come mai non siano intervenuti per mantenere i 160 milioni di euro destinati all’edilizia sanitaria che avrebbero consentito a questa amministrazione di portare avanti il contratto per la realizzazione dell’Ospedale della Valle Belbo? Forse era allora che bisognava prendere posizione per far valere le ragioni dei singoli territori. I falsi allarmismi di queste settimane non sono altro che speculazioni, inutili tentativi di strumentalizzazione dell’opinione pubblica che non portano alcun beneficio per il territorio, né per i cittadini, che disorientati saranno invogliati a rivolgersi ad altre strutture, alimentando un costoso sistema di mobilità passiva. La responsabilità assunta da questa Giunta di ristabilire i conti e risollevare la Regione passa anche attraverso l’assunzione di scelte impopolari, ma che siamo sicuri porteranno i risultati sperati e daranno nuovamente dignità al Piemonte.

Le persone ipovedenti avranno la tessera BIP grazie ad un certificato rilasciato dall’Asl, in cui viene precisata la percentuale di invalidità che, se superiore al 67%, darà automaticamente diritto alla tessera”.

Durante la seduta odierna del Consiglio Regionale, la Consigliera Angela Motta ha interrogato l’Assessore Francesco Balocco in merito al rilascio della nuova tessera elettronica BIP di libera circolazione  agli ipovedenti gravi. “L’articolo 12 della legge regionale 4 gennaio 2000, n. 1 (Norme in materia di trasporto pubblico locale, in attuazione del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422) – ha spiegato il Consigliere – prevede che gli Enti locali possano individuare eventuali beneficiari di agevolazioni tariffarie e che proprio la Regione, tramite deliberazione propria, deve provvedere a stabilire i criteri e le modalità di tali agevolazioni. Su questa base, con la DGR n. 58-8267 del 14 ottobre 1986 ed i successivi atti, è stata istituita la tessera di libera circolazione, oggi rilasciata a titolo personale e con validità annuale ai cittadini con un’invalidità riconosciuta superiore al 67 per cento. A seguito dell’apertura della linea 1 della metropolitana di Torino, le cui stazioni sono impresenziate, i beneficiari della tessera hanno avuto la possibilità di richiederne copia elettronica in luogo di quella cartacea in modo da favorire l’accesso al servizio di metropolitana. Poiché tra le categorie di aventi diritto alla tessera di libera circolazione rientrano gli ipovedenti gravi che, pur essendo a tutti gli effetti invalidi civili, non hanno indicata sul verbale di riconoscimento la percentuale di invalidità, in quanto questa potrebbe essere dedotta solo in via indiretta applicando le tabelle di cui al Decreto Ministeriale 5 febbraio 1992 tuttora vigente, è chiaro come la sostituzione delle vecchie tessere con le nuove e la contestuale verifica dei requisiti, rischia di escludere dal diritto alla libera circolazione migliaia di ipovedenti gravi. Non solo, ma a differenza delle altre categorie di invalidi al 67 per cento, gli ipovedenti gravi non sono neppure in grado di guidare un’automobile, per cui tale esclusione produrrebbe una negazione del diritto costituzionale alla mobilità. Ed è per questi motivi – conclude Motta – che ritengo opportuno sollecitare presso le sedi competenti l’inserimento nel verbale di accertamento rilasciato agli ipovedenti gravi, del grado di invalidità”. “D’intesa con l’Associazione APRI – Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti – ed alla delegazione degli ipovedenti – ha spiegato l’Assessore Balocco – abbiamo definito una procedura che consente ai soggetti riconosciuti ipovedenti dalla Commissione Ciechi di poter ottenere la tessera di libera circolazione BIP card. Le persone ipovedenti dovranno procurarsi un certificato rilasciato dall’Asl, in base a quanto stabilito dalla L. 138/2001, in cui viene precisata la percentuale di invalidità che, se superiore al 67%, darà automaticamente diritto alla tessera”.