La Consigliera Angela Motta replica alla Consigliera Angela Quaglia: “la storia è importante”

Mi preme ricordare alla Consigliera Quaglia quanto sia importante la storia, perché è in questo arco di tempo che sono maturate decisioni e scelte che hanno portato la nostra Regione alla situazione attuale, ed è importante sottolineare questi ultimi 20 anni di governo regionale prevalentemente di centro destra, per evidenziare le responsabilità del disastro di bilancio e di quello del sistema sanitario. Capisco che politicamente alla Consigliera Quaglia sia un discorso che non conviene fare, dal momento che è proprio il suo partito politico ad essere responsabile perlopiù di quanto accaduto. Credo, inoltre, che la questione interessi anche i cittadini, in quanto presto ci saranno le elezioni ed è giusto che sappiano chi governa responsabilmente e chi no. La storia è ancora importante anche per spiegare l’ormai noto ritornello della “sudditanza” di Asti verso Alessandria. Gli accorpamenti e le ridefinizioni territoriali non sono frutto di decisioni e leggi regionali, bensì di norme statali a cui la nostra Regione deve attenersi e non sono in modo assoluto sintomo di un declino né della nostra Provincia, né, tantomeno, del nostro ospedale.

In merito poi ai diversi allarmismi evocati in queste settimane, credo che il Direttore generale dell’Asl, Ida Grossi, abbia risposto nei giorni scorsi in maniera più che esauriente, replicando a falsità su reparti chiusi, riduzione dei servizi, riduzione di posti letto e altro ancora.

Preciso inoltre, che non è vero che io non ero a conoscenza del contenuto della delibera della Giunta, semplicemente ho potuto esaminarne il contenuto una volta approvata dalla Giunta stessa, perché prima, come da procedura, non ne ho avuto anticipazioni. E questa situazione la Consigliera Quaglia, che ha ruoli di amministratore da tanti anni, la conosce benissimo e ciò dimostra la pochezza delle sue accuse. Quando si arriva a formulare affermazioni di questo tipo è evidente che non si hanno argomenti più interessanti.

Per quanto riguarda il futuro dell’ospedale di Nizza, questo è ormai deciso e, nel corso dell’anno verranno portati avanti i passi decisivi per la sua realizzazione definitiva.

Concludo, infine, ricordando che questa amministrazione regionale non si muove in virtù di pressioni o condizionamenti. Il fatto di aver apportato alla delibera sanitaria delle modifiche non è dipeso dalla mobilitazione astigiana, da pressioni di Sindaci o cittadini, da paventati ricorsi (peraltro tutti vinti dalla Regione qualora i Comuni ne abbiano fatto utilizzo) né dalle firme raccolte, ma è stato il frutto di concertazioni e discussioni approfondite tra la Regione e l’Asl astigiana. Se la Consigliera Quaglia deve rispondere alle 36 mila persone cui ha chiesto di firmare per difendere l’ospedale, noi abbiamo il dovere di rispondere agli oltre 200 mila abitanti della nostra Provincia e a queste persone voglio ribadire il forte impegno per risanare il bilancio regionale e fornire servizi di qualità.

Basta strumentalizzazioni, speculazioni e ricerche di consenso sulla salute delle persone che non portano ad alcun risultato utile.

All’insediamento della Giunta Chiamparino, nel maggio del 2014, la situazione piemontese era disastrosa, con una sanità in piano di rientro e buco di bilancio, certificato dalla Corte dei Conti di 5,2 miliardi di euro. Per questo l’obiettivo principale dell’amministrazione regionale è stato quello di mettere in sicurezza e rendere trasparenti i conti e di uscire al più presto dal “Piano di rientro” cui il Piemonte, unica Regione del centro-nord, è sottoposta dal 2010 pena il fallimento della sanità pubblica. Uscire dal “Piano di rientro”, come previsto entro il 2016, ci permetterà di porre fine a questa forma di “commissariamento” da parte dello Stato e di riacquisire una certa libertà di decisione e di azione, di avere maggiore elasticità e flessibilità nel turnover del personale, ma soprattutto ci darà la possibilità di riprendere con le assunzioni di medici e infermieri.

Le responsabilità di questa situazione sono il frutto degli ultimi 20 anni di Governo di centro destra e sinistra, in cui si sono alternati, tra gli altri, assessori di Forza Italia e Rifondazione Comunista.

Nel novembre del 2014 si è proceduto al riordino della rete ospedaliera, per il quale sono state applicate norme contenute nel decreto “Balduzzi” e i parametri fissati dal Patto per la Salute” che è stato sottoscritto nell’estate del 2014 tra il Governo e tutte le Regioni italiane. Tale Patto detta una classificazione degli ospedali (Hub-Dea II livello, Spoke-Dea I livello, ospedali di base e ospedali di area disagiata) stabilendo le discipline che obbligatoriamente ogni ospedale deve avere, secondo precisi criteri relativi ai bacini di utenza, ai passaggi ai Pronto Soccorso, alle attività di ogni reparto, alle distanze, ecc. Il riordino della rete ospedaliera non è dettato da obiettivi di carattere economico, bensì è finalizzato a garantire salute e sicurezza per i cittadini. Poiché è dimostrato che laddove i volumi sono bassi aumenta il rischio per i pazienti, si rende necessario accorpare, non per risparmiare, ma per garantire i cittadini. Non servono, dunque, tanti piccoli ospedali, Strutture Complesse, o primariati cresciuti a dismisura, servono ospedali più forti e servizi più efficienti. Ricordo, inoltre, che le norme contenute nel decreto Balduzzi, fissano il parametro di 1 posto letto ogni 3.5 abitanti. Il Piemonte non solo era sopra tale parametro, ma registrava un utilizzo non ottimale dei posti letto a disposizione. Alla luce di tutto ciò, è evidente che il venir meno di una Struttura Complessa non significa il venir meno dei servizi offerti al cittadino, il reparto e i servizi erogati continuano ad esistere e per il cittadino non cambia assolutamente nulla.

Il reparto di Chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale di Asti rimarrà come struttura semplice dipartimentale e il responsabile sarà sempre il Dott. Daneo con il suo staff; mentre Malattie Infettive rimarrà ad Asti sempre come SOC. Non verrà perso neppure un posto letto, anzi, al momento mi risulta che i posti sono aumentati di due unità. Sono false anche le dichiarazioni in cui si afferma che perderemo Dietologia, Dermatologia, Pneumologia e Psicologia, poiché queste strutture passano da Complesse a Semplici e, voglio ribadirlo, nel passaggio da Struttura Complessa a Struttura Semplice non ci saranno cambiamenti per gli utenti che continueranno ad usufruire dei servizi come in precedenza. Rispetto alla questione Primari, invece, va detto che coloro che sono andati o andranno in pensione per raggiunti limiti dettati dai termini di legge, verranno sostituiti dai responsabili di dipartimento. La questione da porsi è: tutti i “paladini”della sanità astigiana conoscono i parametri della “Legge Balduzzi” e del “Patto per la Salute” sulla base dei quali l’Ospedale “Cardinal Massaia” veniva classificato non come Hub, ma come Spoke-Dea di I livello? Dov’erano questi politici quando questi documenti venivano redatti? Perché non sono intervenuti quando la sanità regionale veniva portata al dissesto? Mi chiedo, inoltre, come mai non siano intervenuti per mantenere i 160 milioni di euro destinati all’edilizia sanitaria che avrebbero consentito a questa amministrazione di portare avanti il contratto per la realizzazione dell’Ospedale della Valle Belbo? Forse era allora che bisognava prendere posizione per far valere le ragioni dei singoli territori. I falsi allarmismi di queste settimane non sono altro che speculazioni, inutili tentativi di strumentalizzazione dell’opinione pubblica che non portano alcun beneficio per il territorio, né per i cittadini, che disorientati saranno invogliati a rivolgersi ad altre strutture, alimentando un costoso sistema di mobilità passiva. La responsabilità assunta da questa Giunta di ristabilire i conti e risollevare la Regione passa anche attraverso l’assunzione di scelte impopolari, ma che siamo sicuri porteranno i risultati sperati e daranno nuovamente dignità al Piemonte.

Interrogazione a risposta immediata: “Controlli in merito all’indennità concessa ai proprietari o possessori di terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena”

Interrogazione a risposta immediata
ai sensi dell’articolo 100 del Regolamento interno
(Non più di una per Consigliere – Non più di tre per Gruppo)

OGGETTO: Controlli in merito all’indennità concessa ai proprietari o possessori di terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena

Premesso che

  • il tartufo è un prodotto tipico del Piemonte dall’ineguagliabile valore enogastronomico, rinomato a livello internazionale nonché di riconosciuto valore scientifico;
  • la Regione Piemonte da sempre valorizza la risorsa-tartufo, come confermato dalla legge regionale 25 giugno 2008, n. 16 “Norme in materia di raccolta e coltivazione dei tartufi e di valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale”, che ha tra le proprie finalità quella di promuovere la tutela e la valorizzazione dei tartufi e dell’ambiente naturale in cui si riproducono;
  • un ruolo fondamentale nella riproduzione dei tartufi è svolto dalle piante tartufigene (note scientificamente come piante micorrizzate), ovvero quelle essenze arboree, appartenenti a diversi generi, che sono unite in simbiosi con le specie pregiate di tartufo;

considerato che

  • in base all’articolo 4 della citata l.r. n. 16/2008 la Regione riconosce un’indennità ai proprietari o possessori di terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena per ogni soggetto arboreo che si impegnino a conservare, secondo uno specifico piano di coltura e conservazione, permettendo, nel contempo, la libera raccolta dei tartufi sul terreno ove lo stesso è radicato. La stessa indennità è concessa alle associazioni di raccoglitori che conducano, a titolo di proprietà o affitto, terreni su cui sono radicate piante arboree di riconosciuta capacità tartufigena;
  • l’identificazione delle piante tartufigene è demandata alla Commissione consultiva comunale per l’agricoltura e le foreste e l’indennità può essere concessa per un numero massimo di 25 piante per ettaro;

rilevato che

  • risulta che su 17.213 piante cui viene riconosciuta l’indennità almeno il 35 per cento non abbia, di fatto, i requisiti per ottenerla;
  • le associazioni dei cercatori di tartufi hanno infatti ripetutamente segnalato alla Regione, all’IPLA ed alle Commissioni consultive comunali piante tartufigene inesistenti o, addirittura, in alcuni casi spettanze di cercatori ormai morte per cui si continua a percepire l’indennità sollecitando, pertanto, l’applicazione di controlli più stringenti;
  • le associazioni di cercatori hanno inoltre avanzato la proposta di individuare le modalità atte a consentire che le piante indennizzabili possano essere sottoposte al controllo anche da parte della comunità dei cercatori stessi;

sottolineato che

  • i controlli sollecitati risultano essere tuttora ancora carenti pur essendo indispensabili soprattutto per chi dichiari 25 o più piante tartufigene;

INTERROGA

l’Assessore competente per sapere

  • come intenda attuare i necessari controlli sugli aventi diritto all’indennità, per quanto riguarda modalità e tempistiche, in modo da evitare ogni possibile abuso e spreco di risorse pubbliche.

Torino, 22 dicembre 2015

Firmataria       Angela MOTTA

 

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Risposta data dall’Assessore Valmaggia al Question Time

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